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Ho visto per la prima volta il Corviale un mese fa.

Ne avevo sempre solo sentito parlare, ma l’impatto con quel kilometro di cemento e di finestrelle che cercano aria è

indescrivibile. Mi sono promesso di tornarci per fotografare un po’… ci sono troppi mondi da “rubare” in quel posto.

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Repubblica — 01 marzo 2008 pagina 8 sezione: ROMA

Un progetto della SS.Lazio Basket per 36 bambini che vivono al Corviale: famiglie non abbienti e immigrate potranno frequentare gratis il centro di avviamento allo sport.

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Repubblica — 07 ottobre 2004 pagina 1 sezione: ROMA

Il Serpentone di Corviale va in tv. L’ appuntamento, sulle frequenze di Roma Uno per quindici minuti a settimana, partirà da metà ottobre. E questa volta la periferia ovest di Roma, utopia molto sofferta e poi fallita di edilizia popolare progettata negli anni ‘ 70, andrà sotto i riflettori non per un disservizio o una notizia di cronaca nera ma solo per farsi conoscere meglio da tutti i romani. Un anno fa, con la rivalutazione della zona promossa dal Comune in collaborazione con la Fondazione Adriano Olivetti e con l’ Osservatorio nomade degli artisti (del gruppo Stalker) era nata TeleCorviale, esperimento di televisione condominiale a circuito chiuso organizzata con la partecipazione attiva degli abitanti. Oggi l’ immagine di Corviale, con le sue storie, i suoi ascensori che funzionano male e di rado e suoi settemila abitanti, esce dal “condominio – città” e raggiunge l’ emittente Roma Uno con una rubrica di “Pillole dal quartiere” estratte dalla neonata televisione locale. Il primo speciale che introdurrà le trasmissioni settimanali andrà in onda sabato 16 ottobre. E poi, ogni settimana (il giovedì sera alle 20.30) quindici minuti di celebrità. Anche per “il nuovo” Corviale.
(geraldine schwarz)

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Repubblica — 17 agosto 1995 pagina 19 sezione: CRONACA

ROMA – Uccide il cognato investendolo con il fuoristrada, sotto gli occhi allibiti di centinaia di persone, nel cuore di Torvaianica, grosso centro balneare a trenta chilometri da Roma. Poi fugge, inseguito dalle ricerche dei carabinieri e dalle accuse dei parenti: “L’ ha fatto apposta, assassino”. Ma l’ uomo, Angelo Di Vico, 52 anni, poi s’ è consegnato ai carabinieri e s’ è difeso: “Stavo partendo, lui s’ è gettato davanti alle ruote, non l’ ho fatto apposta”. Il volto dell’ ucciso, Romano Pippa, 38 anni, tempo addietro apparve in tv. Durante una puntata di “Chi l’ ha visto” denunciò la scomparsa della moglie Giuseppina. La donna, in realtà, era fuggita perché era stanca di subire le percosse del marito e quando venne rintracciata dai redattori della trasmissione di Rai3 si rifiutò fermamente di tornare da lui. Storia di violenza, dunque, ma anche di estremo degrado sociale e culturale. Nel suo genere è esemplare. L’ altra notte, quella di ferragosto, sul litorale di Torvaianica (cittadina a metà strada fra Ostia ed Anzio che d’ estate scoppia di villeggianti) in realtà si sono incontrate due schegge dei ‘ quartieroni’ romani di Corviale e di Tor Bellamonaca, autentici mostri urbanistici sorti negli anni Settanta nelle opposte periferie della capitale, a nord la prima e a sud la seconda. Angelo Di Vico, l’ assassino, viveva in uno dei palazzoni della strada principale di Tor Bellamonaca, via dell’ Archeologia, e aveva sposato Barbara Pippa, una delle sorelle di Romano Pippa, il morto, che invece abitava con la moglie Giuseppina e sette figli all’ interno di un “frammento” del serpentone di Corviale, detto così perché si tratta di un unico palazzo lungo un chilometro e alto otto piani. Fra i due uomini, secondo quanto hanno appurato i carabinieri della compagnia di Pomezia che al comando del capitano Caciuttolo hanno svolto le indagini, non correva buon sangue ma i motivi del risentimento non sono stati ancora accertati. S’ è cercato fra i piccoli precedenti penali per cui soprattutto Angelo Di Vico s’ era segnalato ma non è stato trovato nulla di significativo. Di certo, finora, c’ è che i due cognati erano divisi da una incompatibilità di carattere spesso aiutata da bevute troppo abbondanti e una naturale propensione a perdere il controllo dei nervi. La forza del rapporto di parentela, tuttavia, faceva sì che i due si frequentassero comunque e che le loro famiglie consumassero assieme anche gran parte delle vacanze, a Torvaianica appunto. Ma l’ altra sera, sul lungomare delle Meduse affollato di papà, mamme, nonni e bambini, in una gran confusione di luci, traffico e pubblicità lampeggianti, è successo l’ irreparabile. Il preludio del dramma s’ è svolto sulla terrazza del bar “Il ragno d’ oro”, dove Angelo Di Vico e Romano Pippa con una seconda sorella e un altro cognato, si erano sistemati a un tavolo ordinando da bere. Secondo il gestore del locale i clienti dovevano già avere brindato in abbondanza nelle ore precedenti e apparivano alticci. Fatto sta che fra Di Vico e Pippa è nato un alterco che ben presto è sfociato in vera e propria lite, al punto che gli altri avventori hanno cominciato a protestare contro la presenza di quei clienti rumorosi e maleducati. Quelli non se lo sono fatto dire due volte e la lite è proseguita in strada, davanti a una mega gelateria affollata di gente. Ed è successo il peggio. Angelo Di Vico è salito sulla sua Range Rover e ha messo in moto. Tutti hanno visto il corpo di Romano Pippa davanti al muso della vettura. Poi l’ accelerata e Pippa che per alcuni istanti è rimasto aggrappato in precario equilibrio al cofano del fuoristrada. Infine Di Vico ha bloccato i freni di colpo e il cognato è caduto a terra sbattendo la testa. Un rivolo di sangue ha subito tagliato l’ asfalto e, mentre Di Vico fuggiva, l’ uomo è rimasto ad agonizzare per terra almeno per un quarto d’ ora. Da un locale nei pressi arrivavano le note della discomusic. Il gestore della gelateria continuava a preparare coni e coppette per i clienti: “C’ era tanta gente da servire, non mi sono accorto di nulla”. Il traffico è rimasto paralizzato per quel corpo di traverso sulla sede stradale. Poi è arrivata una ambulanza, ma era troppo tardi.

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Il vero problema è che a Corviale la gente è sfinita e non ne può più dei giudizi di “quelli di fuori”: sfinita dei giornalisti e dei loro giudizi sbrigativi sul “degrado”. I giornalisti arrivano e fanno i loro belli servizi sul “degrado”. Questa è la parola d’ordine: degrado. Basta con questa storia. Il degrado esiste solo nella struttura fisica dell’edificio, non nelle persone che ci abitano!

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Repubblica — 20 aprile 2000 pagina 5 sezione: ROMA

La cartina di Roma mostra come la vasta zona compresa tra Aurelia e Magliana non sia attraversata da strade ferrate. Non esistono collegamenti idonei tra Corviale-Casetta Mattei (almeno 10.000 abitanti) e le linee tram 8, ferrovia urbana-Magliana, metro Magliana e Battistini: tra il “serpentone” di Corviale e il treno della Magliana ci sono 1200 metri, ma occorre cambiare due autobus. Basterebbe una navetta dal Casaletto fino alla stazione della Magliana, passando per Bravetta, Casetta Mattei-Corviale, per ridurre notevolmente il numero di auto. Giorgio Carbonaro

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Repubblica — 06 maggio 2005 pagina 4 sezione: ROMA

Sarà un sabato particolare, domani. Un sabato in cui la gente aprirà la propria casa, senza guardare troppo dallo spioncino. E farà brindisi sulle terrazze del palazzo, come a una festa di un parente anche se quasi nessuno si conosce. Perché è questo lo spirito della festa dei “Vicini di casa”: iniziativa del Comune, curata e sponsorizzata dall’ assessorato alle Pari opportunità. Un “format” lanciato a Parigi, e che il Campidoglio ha deciso di adottare per la prima volta, sperando in un “boom” stile Notte bianca. Anche se qui, lo spirito è diverso. Divertirsi certo, ma con un occhio più attento alla solidarietà e all’ amicizia. Un po’ , come era una volta, quando se servivano le uova c’ era sempre chi te le prestava. «La festa dei vicini di casa sarà un’ ottima occasione per rafforzare i legami sociali – spiega l’ assessore alle pare opportunità Mariella Gramaglia – tra le persone che vivono nelle grandi città dove, troppo spesso, accanto alla ricchezza delle occasioni ricreative convivono solitudine ed emarginazione. E dove si può morire, soli, senza che nessuno se ne accorga». Via dunque alla “contro riunione” di condominio. Sarà un baillame di feste – tra balconi, ex lavatoi, appartamenti privati – la cui organizzazione è stata affidata ad un tam tam tutto metropolitano. Al di là dei cartelloni pubblicitari, delle migliaia di locandine fatte circolare e del sito fatto ad hoc. www.festadeivicinidicasa.it che nei giorni scorsi ha collezionato 25.000 contatti. Internettiani che domani, lasceranno pc e chiacchiere virtuali per un più godereccio approccio con la vita. Come accadrà in un condominio di via Belluzzo, a villa Bonelli accanto alla Magliana. L’ invito pubblicato sul web recita così: «Una volta tanto non si parlerà di bilanci e di spese straordinarie, ma solo di bruschette, timballi e carne alla brace». E al barbecue sulla terrazza è invitato pure il presidente del XV Municipio. In via dei Promontori, al Torrino il ricevimento sarà nell’ androne del palazzo. «Così che noi vicini più anziani possiamo dare il benvenuto a quelli più giovani». E c’ è pure chi la butta sulla sfida. Al Tufello in via Capraia ci sarà “un’ aperitivo in campagna” per tutti quelli del quartiere. E poi si gioca a scacchi, con tanto di tempi e gare in simultanea. Alcuni condomini di via Lanciani invece, faranno il party nell’ ex casa del portiere. Per il momento hanno aderito cinque condomini su dieci. Ma gli imbucati, forse, sono bene accetti. Nessun brindisi coi calici di cristalli, ma piuttosto una scampagnata mangereccia a Grotte Celoni, al VIII municipio. Il passa parola? «Portatevi tavoli e sedie». In programma, una bella “fagottata”, a seguire torneo di briscola. Dalla periferia al centro. In via San Paolo alla Regola, dietro campo de’ Fiori si sta mettendo su un aperitivo, che fa molto milanese. Mentre, sempre on line, un certo Marco neo, proprietario di un appartamento in via Cardinale Garampi, a Pineta Sacchetti, fa sapere che per l’ occasione inaugurerà la casa. I pronostici su quanti parteciperanno all’ evento? «Difficile dirlo ora, ma speriamo in tanti» fanno sapere dall’ assessorato. E in tanti andranno alle feste organizzate dalla Comunità di Sant’ Egidio a Testaccio, alla Garbatella, al Trullo e al Tufello. Atteso il pienone al “Corviale party” dove si mangerà nel corso di un pic-nic che si snoderà lungo un chilometro. – ALESSANDRA PAOLINI

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Corviale racconta la propria storia all’interno di una fortissima rigidità architettonica: terra di uomini e di occupanti che da una parte vive immerso in una bella collina sormontata da biblioteche di ultima generazione e da successivi interventi urbani, dall’altra continua a svilupparsi in maniera autonoma, nella sua rigidità e nelle sue ferite, in un continuum di gallerie e squarci che in me hanno provocato forti suggestioni. In realtà è un luogo di scoperta, un luogo che non finisce mai di raccontarsi, come all’infinito proseguono i suoi corridoi e le sue intersezioni. Una fine ed un inizio continui. Esattamente, a quel punto i margini in qualche modo si incontrano, non si toccano mai veramente, ma un incontro c’è…

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Corriere della Sera (5 gennaio 1996)

di FRANCESCO PEREGO
Corviale vittima innocente di un imbarazzante luogo comune? Il palazzo chilometro, costruito negli anni Settanta dall’ Istituto case popolari sulla via Portuense, e’ indicato da tutti come emblema di Roma sbagliata, caso limite della periferia che esaspera i conflitti, concentra il malessere, deprime la qualita’ della vita. Da tutti, tranne pochi specialisti di architettura, che ne hanno sempre difeso il progetto, e tranne gli abitanti, che ora inaspettatamente rivelano di non associarsi alla condanna. Parlano gli inquilini. Anna Francesca, operaia di una ditta di pulizie: “Le case non sono male, c’ e’ tutta la campagna. Mi affaccio alla finestra e mi pare di stare in villeggiatura”. Renzo, commerciante: “E un bello brutto; brutto esteticamente, ma molto funzionale. Per esempio ci sono le sale condominiali che sono bellissime”. Peppe, autista Atac: “Siccome e’ rinomato architettonicamente, alcuni artisti lo apprezzano. Noi non lo subiamo, lo viviamo! pero’ chiaramente non lo capiamo”. Le interviste fanno parte del materiale raccolto da Nicoletta Campanella nell’ ambito degli studi sulle comunita’ periferiche promossi dalla cattedra di Sociologia urbana di Franco Martinelli all’ universita’ “La Sapienza”, appena uscite in “Roma, Nuovo Corviale. Miti, utopie, valutazioni”, volume edito da Bulzoni. Cio’ che la ricerca sostanzialmente smentisce e’ che questo quartiere abbia creato un ambiente sociale particolarmente degradato. Per titoli di studio, tassi e tipologia di occupazione, i circa 3 mila abitanti di Corviale sono infatti perfettamente nello standard di tutta Roma, centro escluso, ed anche i loro comportamenti elettorali si allineano con quelli di altre zone della periferia consolidata (per esempio di San Basilio). Nulla indica che droga e criminalita’ vi alberghino in modo particolarmente perverso, e nemmeno e’ vero, contrariamente a una leggenda diffusa, che l’ architetto Mario Fiorentino, responsabile dell’ idea progettuale, si sia suicidato alla constatazione del danno arrecato alla citta’ . La verita’ invece e’ che Corviale, visto da vicino e da dentro, appare assai piu’ accettabile che pensato da fuori e da lontano. C’ e’ dunque una contraddizione, che forse racconta alcune cose sia sugli errori di pianificazione e di organizzazione, di patti economici e di scelte funzionali che nel nostro tempo hanno rotto la sintonia tra lo sviluppo della citta’ , specialmente dei quartieri intensivi, e l’ identita’ , le aspirazioni, l’ autorappresentazione dei gruppi sociali destinatari dei quartieri nuovi, sia sull’ inclinazione dell’ opinione pubblica a giudicare le trasformazioni urbane in modo quantomeno sbrigativo. Costruire Corviale e’ stato un errore. Non soltanto perche’ la preferenza delle famiglie romane per le case di piccola scala rende ingiustificabili i giganteschi quartieri popolari realizzati negli anni Sessanta e Settanta, a Corviale come a Spinaceto, Tor Bella Monaca e altrove, ma anche perche’ l’ Iacp, committente di quei progetti finanziati dallo Stato, doveva sapersi incapace di gestire la sovrabbondanza di verde e servizi profusa a contropartita della concentrazione degli alloggi. Pero’ all’ errore e’ stato posto parziale rimedio dal tempo, perche’ oggi gli inquilini di Corviale, come testimonia Nicoletta Campanella, “amano il mostro. Anche se non lo capiscono ne sono affascinati. Hanno quasi un senso di fierezza ad abitare in un palazzo cosi’ conosciuto, discusso e fatto oggetto di attenzione da parte dei media”. Ora il Comune sta per spenderci 8 miliardi in opere di completamento e riqualificazione. Si finira’ per riabilitarlo?