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Andrea Riccardi: oggi Gesù abita nelle periferie

// aprile 16th, 2017 // No Comments » // articoli di giornale

Esce il libro di Andrea Riccardi.
Nel volume lo storico esplora la nuova frontiera della Chiesa nel mondo globale
Vivere il Vangelo tra la gente dei quartieri degradati, l’impegno indicato dal Papa.
Pubblichiamo un estratto dal saggio dello storico Andrea Riccardi «Periferie. Crisi e novità per la Chiesa» (Jaca Book), che esce giovedì 7 aprile. Un viaggio nelle realtà marginali che si richiama agli appelli di Papa Francesco.

La condizione umana è cambiata rapidamente nel XX secolo: ai primi del Novecento solo un decimo degli abitanti del mondo viveva nelle città, soprattutto nel Nord America e in Europa, mentre nel 2030 si prevede che quasi il 60% della popolazione mondiale sarà urbana. Il pianeta è una realtà ormai urbanizzata: nel secolo scorso si è avviata la grande svolta, che ha invertito il rapporto tra città e campagne. Nel 2007, in pieno processo di globalizzazione, per la prima volta nella storia umana, gli abitanti delle città hanno superato quelli delle campagne: il mondo è divenuto essenzialmente urbano. Ma tutto questo è avvenuto in modo molto particolare: gran parte della popolazione delle città vive ormai nelle periferie. Paolo Sellari osserva che le città del Terzo Mondo tendono a riprodurre la dialettica centro-periferia che in larga parte caratterizza ancora oggi il mondo socio-economico, non solo nei centri urbani ma in interi Paesi.

La periferia caratterizza in profondità il mondo contemporaneo con agglomerati che si addensano attorno alle città. Infatti il processo di urbanizzazione globale induce un fenomeno caratteristico della città contemporanea: la cosiddetta slumizzazione. Nel 2003, il 71,9% della popolazione dell’Africa subsahariana vive negli slum. Questa è la condizione urbana più diffusa nel continente: quella di periferico. A livello mondiale gli abitanti degli slum accolgono oggi il 31,6% della popolazione. È un popolo enorme. Un mondo che non ha voce, ma riceve costanti messaggi da un centro («mediatico»), che attrae verso standard di vita peraltro non praticabili. I periferici sono un popolo di «esclusi», che vengono continuamente sollecitati e messi a contatto con modelli non raggiungibili.

I problemi concreti posti dal rapido cambiamento della condizione di vita della popolazione mondiale sono numerosi: da quelli inerenti agli approvvigionamenti alimentari, a quelli della diminuzione o dell’inquinamento delle risorse idriche, alla difficoltà dei trasporti urbani (inadeguati o estremamente carenti in alcune città), agli ovvi, ma drammatici, problemi del lavoro. La realtà umana e sociale della città del XXI secolo è fortemente diversa da quella della città novecentesca. La presenza di grossi agglomerati di proletariato (quindi di periferici) nella città novecentesca spesso era in rapporto dialettico o conflittuale con il «centro» attraverso la realtà della lotta politica e sindacale, ma in fondo si ritrovava — pur in contrapposizione — all’interno di un orizzonte comune. Attraverso lo scontro e la politicizzazione delle aspirazioni della periferia, si veniva a creare un processo integrativo.

Oggi è molto diverso. Le periferie, che sono molto più integrate da un punto di vista di comunicazione rispetto a quelle del secolo scorso, sono invece distaccate e non rappresentate da un punto di vista sociale e politico. Qui spesso le reti sociali sono scadenti o assenti. Il controllo sugli spazi urbani periferici risulta complesso e difficile, tanto che vaste aree — specie nelle megalopoli — finiscono sotto il dominio di mafie e di cartelli internazionali o nazionali del crimine.

La città del XXI secolo è sempre meno una comunità di destino. Anzi, mentre una parte di essa viene assorbita nei flussi globali e procede sulla via dell’internazionalizzazione, un’altra resta ai margini e fuori dai circuiti di integrazione, se non sprofonda in una condizione di isolamento. Sono i quartieri abbandonati dove spesso le persone vivono per l’intera esistenza e dove forse i figli faranno la stessa vita dei genitori. L’universo delle megalopoli si è strutturato in modo che molto spazio abitato diventi luogo di esclusione. La megalopoli produce costantemente periferie urbane e periferizzazioni umane. Di fronte a questa realtà, specie nel Sud del mondo, lo Stato e le istituzioni sovente rinunciano ad un controllo reale di questi spazi. Diventa un mondo perduto, in cui i drammi umani e sociali si annodano con reti criminose e ribellismi endemici, nel quadro di una cultura della sopravvivenza.

Il cristianesimo — su impulso di papa Bergoglio — ha la possibilità di comprendere in modo nuovo la condizione umana e urbana del XXI secolo. Certo questo processo richiede profondi cambiamenti. Non è più possibile affrontarlo con la mappatura territoriale, tipica di altre età, fortemente influenzata dal mondo delle campagne, che divideva lo spazio in circoscrizioni predefinite. L’idea stessa di territorio come habitat esclusivo dell’uomo e della donna è rimessa in discussione dalla mobilità umana e dai trasporti, oltre che dalle comunicazioni via internet. Il sistema pastorale si rivela inadeguato.

Dopo il Vaticano II, sulla scorta del rinnovamento dell’eccelesiologia, si è molto insistito sulla dimensione della Chiesa locale, ma è stato un rinnovamento a metà. La Chiesa locale, a sua volta, ha spesso una visione centralistica che non dà spazio alle periferie. Non basta dividere le diocesi e rendere il centro più prossimo alle periferie. Occorre suscitare nuove realtà cristiane nelle periferie, accettandone la storia e la configurazione. Non tutto può essere programmato dal centro. E la diversità delle esperienze cristiane sullo stesso territorio non significa competitività. Il vero punto focale è quello di un cristianesimo inserito nella cultura e nella realtà urbana, soprattutto, delle periferie.

Papa Francesco, parlando ai superiori generali delle comunità religiose, ha fatto un’importante affermazione: «Io sono convinto di una cosa: i grandi cambiamenti della storia si sono realizzati quando la realtà è stata vista non dal centro, ma dalla periferia. È una questione ermeneutica: si comprende la realtà solamente se la si guarda dalla periferia, e non se il nostro sguardo è posto in un centro equidistante da tutto».

La «chiave ermeneutica» di Franceso non è un progetto di riforma della Chiesa attraverso strutture più decentrate. È una proposta che va recepita e realizzata con costruttività, inaugurando o continuando percorsi nelle periferie e con una visione dal basso. Bisogna infatti chiedersi che cosa significa vivere il Vangelo in un mondo urbano globale così cambiato, anzi vorrei dire in una «civiltà» per tanti aspetti nuova, come quella introdotta dalla globalizzazione. Per compiere questa operazione così importante, che rappresenta un passaggio storico, occorre dislocarsi nelle periferie come vissuto cristiano e come punto di partenza per un’intelligenza della realtà. Non si tratta di una posizione ideologica, ma di ripensare una storia che può e deve ricominciare da queste posizioni e di maturare una visione in questi ambienti.

Il tema delle periferie e quello della città globale segnano un passaggio fondamentale da una concezione ecclesiastica della Chiesa e della pastorale, che faticosamente e con contraddizioni ha provato a recepire il Concilio Vaticano II, a una concezione di Chiesa di popolo. Non si tratta certo di sottovalutare il ministero sacerdotale, ma di non concentrare in esso tutta la responsabilità pastorale (come si fa generalmente, nonostante i tanti discorsi di segno contrario e quelli ricorrenti contro il clericalismo). Si deve far emergere un popolo che, nella sua complessità e interezza, sia capace di comunicare il Vangelo, di viverlo nelle periferie delle città, di dar origine a percorsi cristiani diversi, anche se convergenti nell’unica grande famiglia della Chiesa.


La periferia che Andrea Riccardi incontra agli inizi della sua esperienza nel 1968, ancora studente, è, dice “una specie di rivelazione. Un mondo al contrario, ma non solo. un mondo umano, violento ma anche straordinario”.

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Andrea Riccardi: oggi Gesù abita nelle periferie

// aprile 16th, 2017 // No Comments » // articoli di giornale

L’interesse politico è capire se il Movimento 5 Stelle nella capitale — con evidenti riflessi nazionali — abbia capacità di governare o sia stato un ascensore sociale per personale eterogeneo

Andrea Riccardi su Corriere della Sera

Il governo di Roma è in affanno. Doveva essere un inizio di rinnovamento. Ma ci si ritrova impantanati. L’attenzione di questi giorni si concentra su Virginia Raggi e sulla sua giunta. L’interesse politico è se il Movimento 5 Stelle a Roma — con evidenti riflessi nazionali — abbia capacità di governare o sia stato un ascensore sociale per personale eterogeneo. Alle elezioni amministrative, il Movimento ha intercettato una vasta domanda dei romani, delusi dal Pd, che ha messo insieme ambienti assai eterogenei nella capitale. Tuttavia il problema non può essere personalizzato su Virginia Raggi, che si spera entri presto in azione. Tutti si rendono conto del pericolo: che si ripeta quanto è avvenuto a Marino. Sarebbe drammatico: le urne potrebbero dare risultati sorprendenti, oltre che sancire un ulteriore distacco dei romani dalla politica. Molti ora si augurano che la Raggi ce la faccia. Ma i problemi, che la giunta si trova ad affrontare vengono da lontano. La capitale ha bisogno di governo e cambiamenti, perché è una della città italiane che ha maggiormente mutato pelle negli ultimi decenni.

Roma, a differenza di molte città, si è formata con ondate successive d’immigrati: non ha un carattere identitario forte. La stessa parlata romanesca è molto cambiata dagli anni Settanta-Ottanta. Roma, in qualche modo, è la città più «italiana» di tutte e meno localmente caratterizzata. La coesione è venuta dalle istituzioni dello Stato, il più grande datore di lavoro a Roma, attorno a cui si è creata gran parte di quel ceto medio, oggi in difficoltà. Ceto medio e statali, per molti aspetti, si sovrapponevano. Roma si è molto identificata con la «Repubblica dei partiti». L’integrazione degli immigrati specie del Sud nelle periferie urbane ha visto come attori decisivi le reti della Dc, le sezioni del Pci e la Chiesa. Attraverso queste reti si è formata anche la classe dirigente romana fino all’elezione diretta del sindaco.

 Questa svolta è stata un’occasione positiva per Roma. Negli anni dei sindaci Rutelli e Veltroni, dal 1997 al 2008, una leadership forte ha coniugato le spinte innovative con una forza che veniva dal patrimonio politico del passato. Tutto questo si è dissolto. Non basta ora reclutare un nome, più o meno noto, per candidarsi a governare la città. La macchina capitolina è inceppata tra una contraddittoria pletora di dipendenti e carenze gravi di personale. Inoltre, come in altre burocrazie, si è determinata oggi una qualche paralisi amministrativa: i funzionari tendono ad assumersi sempre meno responsabilità. Per non parlare delle aziende partecipate. Intorno a Marino si è aperto il vuoto. Succederà qualcosa di simile alla Raggi?

Non è augurabile. Ogni sindaco, al di là delle sue capacità, imbrigliato tra pressioni contrastanti, non può far finta di stare alla testa di una macchina che funzioni e che si è dimostrata troppo permeabile a interessi mafiosi (il pericolo non è archiviato). Come riformarla? E’ un problema di lungo periodo, che bisogna porsi: va oltre il governo ordinario. Roma, con le sue dimensioni e istituzioni, non può candidarsi però a essere una città globale. E poi questa Roma non è amata dai suoi cittadini. E’ percepita lontana dalla gente nei problemi quotidiani: dai trasporti alla nettezza urbana, al traffico… I romani si sentono altrove tra difficoltà e solitudini dei tanti ambienti periferici. Proprio nelle periferie e nelle sue solitudini, le reti mafiose possono proporsi come un supporto nel quotidiano, perché nel vuoto sociale non si vive. Questa è una permanente fragilità della città.

Il grande problema è il divorzio tra il Campidoglio e la società. La società non è più quella delle periferie alla metà degli anni Settanta, portate compatte dal Pci alla conquista del Comune. E’ frammentata e disarticolata. Chi mira all’eccellenza si rifugia in nicchie. Non esistono veicoli per convogliare consensi ed energie su una visione del «bene comune». Non c’è politica. Roma è arrabbiata, ma non si muove né «per» né «contro». Forse i romani sono uniti solo da un diffuso atteggiamento, fatto di scontento per la città, ma anche di affannata difesa del proprio «nido». S’investe sulla propria casa, ma tutto intorno lascia a desiderare. Si cerca di ridurre il più possibile l’uso personale del pubblico e del comune, come nei trasporti o nella sanità. Si tratta di rivolte individuali verso una città percepita come matrigna, che diventano un modo di vita. Tra l’altro, una città, vissuta così, ha scarse capacità d’integrazione per il mezzo milione di non italiani d’origine che abita qui, il 12,7% della popolazione (tra cui 100.000 musulmani).

Eppure Roma, in cattivo stato e penalizzante secondo chi la abita, è tanto amata nel mondo e dai turisti. Questi sono aumentati (del 77% dal 2000), nonostante visitare Roma sia più defatigante che vedere Parigi. Qualche flessione ci può essere, ma la capitale conserva un’attrazione e, in tante parti del mondo, resta un mito. Forse i romani amano poco la loro città o rinunciano a sperare in un destino comune, considerandola ormai uno sfondo all’intreccio delle loro esistenze. C’è un grave problema di società civile. Per questo, nonostante la necessità del miglior governo cittadino possibile, non si può guardare solo al Campidoglio, ma anche ai romani. Senza un processo di ricomposizione che riparta dalla società civile, il governo finirà per essere lo specchio dei romani.

Una città come Roma non può vivere senza idee, visioni, aspirazioni condivise. La giunta Raggi entri presto nel vivo dei problemi, com’è suo dovere. Non basta, se però qualcosa non si muove nella società e tra i romani. Lo storico tedesco, Theodor Mommsen, nel 1871, chiedeva preoccupato a Quintino Sella: «Ma che cosa intendete fare a Roma?». E ammoniva la nuova classe dirigente: «a Roma non si sta senza avere dei propositi cosmopoliti». Aveva ragione. Da troppo stiamo a Roma senza propositi cosmopoliti, ma anche con poche idee. Che intendiamo fare di Roma?

http://www.corriere.it/cultura/16_settembre_14/a-roma-servono-idee-a82c8508-79d2-11e6-8c12-dd8263fa3b6d.shtml

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Roma è un grande problema. Non basta trovare un nuovo sindaco per risolverlo. Chiunque sia, non sono possibili magie che cambino in profondità la situazione. Si è infranto da tempo un tessuto civico e politico. La classe dirigente è svanita. Si è creato un “mondo di mezzo”, trasversale, che media tra istituzioni, gente, servizi, denaro… in una logica mafiosa.

I partiti sono finiti (non solo a Roma). Anche le “eccellenze”, presenti in largo numero nella città, vivono spesso in tane protette, più che formare classe dirigente e società civile. Roma è parcellizzata. La gente si sente lontana dalle istituzioni. Basta guardarla dalle periferie, laddove essere romani è un’esperienza labile. Per questo lancio l’idea di una Costituente per Roma. Bisogna ricostituire il senso di un destino comune e di una comunità urbana. Non c’è solo spaesamento personale e politico.

Obiettivamente Roma ha dimensioni eccessive: sette volte Milano come estensione, mentre è la più grande città italiana, una delle più grandi in Europa e il più vasto comune agricolo del continente. C’è bisogna di una riforma, che porti gli amministratori vicino ai cittadini e crei dimensioni vivibili del governo.

Le istituzioni e la burocrazia del Comune vanno radicalmente riformate. Tutto questo non potrà farlo un uomo o una donna nella solitudine insidiosa del Campidoglio, anche se sorretti dal voto. E mi chiedo quanti romani andranno a votare alle prossime elezioni.

Una Costituente può fare ripartire la città, bloccata da un crescente immobilismo. Si può, si deve cominciare presto con chi è disponibile a lavorare per il bene comune. Bisogna ricostruire laboratori di classe dirigente, in cui convergano persone di ogni competenza e orientamento, per disegnare una riforma. Si deve creare una corrente di passione civica e di speranza, perché migliori questa città, così malconcia anche nell’aspetto urbanistico.

Migliorare e non costantemente decadere. Roma è la capitale nazionale. Ospita una Chiesa – con il Papa – a cui un miliardo e 200 milioni di cattolici guardano. È prossimo il Giubileo della misericordia. Ma Roma è ripiegata e senza fiducia nel futuro. La nostra città non può vivere per se stessa e senz’anima. Roma è una città-mondo e bisogna ridarle dignità di fronte al mondo.

Andrea Riccardi su Huffington Post

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RocceSpineStreghe è uno spettacolo di teatro partecipazione perché dal vivo chiede costantemente al pubblico di partecipare per una coralità senza distinzione tra palco e platea.

Nasce dalla raccolta di storie di vita di uno dei tanti “dormitori” sparsi nell’estrema periferia romana, quella che fa Comune a sé…

Un piccolo viaggio insieme a Checchereché, tra cavatori e palazzinari abusivi, somari, cani, cicale, formiche, teste dure ed altre cose della stessa natura.

Dall’incontro con Ascanio Celestini nel 2006 nell’ambito del festival Bella Ciao – Il Balsamo della memoria, agli utili scambi con Alessandro Portelli, Rocce Spine Streghe è cresciuto ed è stato:

  • Allo Unity Folk Club – Londra
  • Al Circolo degli Artisti – Roma
  • Al Centro Sociale Brancaleone – Roma
  • Al Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari – Roma
  • Su Rai Radio 2 – Il Ruggito del Coniglio Blog
  • Su Radio 24 – Il Sole 24 Ore
  • Su La Repubblica.it
  • Su Rai Radio 1 – Radio Giornale
  • Su Rai 3 – TG3
  • Su Radio Rock
  • Su Radio Popolare Roma

Ma soprattutto nelle case e nei negozi di molti dei cittadini che ci hanno ospitato e ci ospitano ancora per raccontare di come ci sono risorse nonostante tutto ed una tra queste è senza dubbio: la partecipazione.

WWW.SIMONESACCUCCI.IT

Per info su spettacoli scrivi a: spettacoli@simonesaccucci.it

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Andrea Riccardi: oggi Gesù abita nelle periferie

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Segnaliamo un post sul blog Wilfing Architettura: la trascrizione di una ripresa video realizzata dal Centro Audio Visivo di ciò che, sino a quando nel 1982 non nacque l’Ateneo di Reggio Calabria, era lo IUSARC (Istituto Universitario Statale di Architettura). Una struttura Universitaria che aveva nello IUAV di Venezia il suo esatto omologo. Il Centro Audio Visivo, condotto da Celestino Soddu, nel contesto di una struttura universitaria di architettura posta nel meridione del Paese, aveva il compito di rendere culturalmente meno periferica la sede, attraverso una raccolta di materiale che un equipe appositamente predisposta e attrezzata andava a cogliere con le telecamere ed i microfoni lì dove avvenivano eventi distanti da Reggio Calabria ma importanti per la crescita culturale della sede e dei suoi studenti. Un materiale importante, raccolto nell’arco di circa dieci anni di attività, tra cui una serie di testimonianze come questo commento di Mario Fiorentino sul noto e discusso progetto di Corviale. Nel curarla e rileggerla, nello specifico, devo dire che ho trovato la conferma della superficialità con cui oggi trattiamo presente e passato e non solo della storia dell’Architettura. Un progetto, infatti, ha sempre un lato contingente, che ne sancisce la sua più o meno riuscita, ma ha anche un lato non contingente, in cui vengono messe alla prova metodologie e tecniche o affrontati temi inediti, che sono complessivamente la cifra che più dovrebbe interessare chi, come noi, continua ad occuparsi di architettura. Io credo che, in questo testo, vi sia esattamente un concentrato di questa cifra che, comunque la si pensi, è l’oggetto ed il lascito più importante di un qualsiasi progetto. Nello specifico, l’intervista fa parte di un materiale documentario prodotto in occasione della Mostra Architettura Italiana degli anni settanta, curata da Enrico Valeriani e Giovanna De Feo, ed esposta presso la Galleria di Arte Moderna di Roma e la Triennale di Milano nel 1981.

Leggi tutto su Wilfing Architettura, 15/03/2012

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Andrea Riccardi: oggi Gesù abita nelle periferie

// aprile 16th, 2017 // No Comments » // articoli di giornale

Si parla, sempre più spesso,  di smart city.  Sarà questa una delle parole chiave del prossimo Forum Digitale in Sala Borsa a Milano il 7 febbraio. Come anche del progetto TecArtEco che tra Como, Lugano e Gallarate si sta interrogando sugli scenari dell’ecologia urbana.

Si tratta di città intelligenti non solo per i servizi evoluti ma per la capacità di sollecitare partecipazione attiva. E’ uno dei nodi del nostro tempo, dati gli scenari di crisi grave per la transizione in atto, va trovato il modo per qualificare l’attenzione verso lo spazio pubblico. E’ su questo terreno che c’è da intraprendere dei nuovi percorsi di socializzazione che possano ammortizzare l’urto della crisi, promuovendo inclusione e opportunità di auto-organizzazione.
Per rendere possibile questa partecipazione è opportuno inventare però nuove forme d’iniziativa. In tutti questi anni abbiamo visto tanti interventi, dalle feste ai concerti, disseminando nelle piazze manifestazioni d’ogni sorta, portando spettacolo nelle città. Forse è il caso di fare qualcos’altro, ribaltando quel concetto, sotto il segno della sostenibilità: misurandoci con lo spettacolo delle città. Esplorandole, riscoprendole, valorizzandole. Ottimizzando le risorse pre-esistenti.

E’ questo il lavoro che sta facendo da qualche anno, a Roma, Urban Experience con happening radioguidati che approfondiscono la memoria condivisa dei luoghi, dinamizzano eventi di urbanistica partecipativa, esplorano complessi urbani d’estrema periferia.
Così come s’è fatto qualche giorno fa a Corviale, per una passeggiata radioguidata notturna (partita a mezzanotte!) in uno dei condomini più grandi d’Europa, lungo un chilometro.

Lo chiamano anche il “serpentone” perché si snoda, trasversale alla via Portuense che porta verso il mare, in una massa edificata che ha del totemico, un paradosso post-metropolitano.
Quella esplorazione ludico-partecipativa s’è svolta nell’ambito del Corviale Urban Lab , combinato con un evento di  creatività giovanile promosso da MarteLive che ha ospitato anche un intervento di  Workinproject.

L’azione era stata anticipata nel dicembre scorso, di mattina, con i  i bambini delle scuole elementari con cui era stato realizzato nel 2010 un geoblog: una mappa emozionale basata su Googlemaps e composta dalle fotografie e le registrazioni audio con la regia dei mediamaker di Portobeseno. E’ grazie ad un intervento simile che s’è conquistata la fiducia del quartiere che ha permesso un happening in un orario cosi estremo (mezzanotte) in una periferia così estrema.
La passeggiata radioguidata, definita walk show, era basata su soluzioni whisper radio che ha permesso al centinaio di esploratori urbani di ascoltare in cuffia le conversazioni con chi abita quel condominio concepito per tanto tempo un mostro urbanistico. Un mostro che oggi si rivela come un bell’organismo pulsante di vitalità e riscatto sociale.

Il percorso radioguidato ha avuto come voci guida alcuni conduttori di Urban Experience, esperti di storia dell’arte di Workinproject, architetti di Amatel’architettura, rappresentanti delle associazioni e delle comunità del quartiere come Corviale Domani. Lungo l’itinerario sono stati utilizzati dei mobtag, codici digitali che permettono agli smart phone di linkare a dei video che hanno documentato un particolare percorso emozionale. Repertori già inseriti nel geoblog delle “microstorie” di Corviale: l’esperienza già avviata da Urban Experience nel 2010, con un’attività di animazione multimediale che ha coinvolto i bambini delle scuole elementari di Corviale.
Tra i repertori video in streaming, da ascoltare in cuffia e proiettati (con un piccolo videoproiettore portatile) sui muri mentre si esplora il Serpentone, sono apparse anche le documentazioni dell’attività educativa svolta da Workinproject per CorvialeUrbanLab, sempre con i bambini del quartiere, attraverso il restyling ludico-creativo delle architetture di Corviale.

Sul socialnetwork di Urban Experience, Giulio scrive: “Contro l’abbandono e il degrado c’è solo una risposta, vivere la città, calpestarla, darle uso regalandole valore e significato.(…) si  ricostruiscono i frammenti della città, con i piedi, calcando e calpestando il suolo di asfalto e cemento, ricongiungendo il filo delle sue connessioni, rilanciando la piattaforma naturale dell’urbe nello spazio del pensiero, nella rete delle idee.”
da Tiscali Notizie, 26/01/2012
di Carlo Infante

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L’evento inaugurale presso “il Mitreo” venerdì 20 gennaio 2012

Venerdì 20 gennaio 2012 prende il via la quarta stagione di “Corviale Urban LAB” , il primo laboratorio d’arte a 360° realizzato grazie al sostegno dell’Assessorato alle Politiche Culturali di Roma Capitale in collaborazione con il Municipio XV. L’evento inaugurale (non poteva essere diversamente) si terrà presso “il Mitreo” , simbolo di un nuovo modo di pensare il quartiere e la periferia.

Ospiti della serata, che inizierà alle 21.00 con la consegna di riconoscimenti speciali ad alcuni artisti emergenti, saranno “L’Orchestraccia a Pezzi” e Adriano Bono, il quale, tra l’altro, vestirà i panni del conduttore. Il programma si prevede denso di interessanti e originali performances artistiche. Da quelle di Alessio Fralleone e Madame Decadent, che coloreranno la scena con esibizioni di “live painting, a quelle della “Compagnia Can Bagnato” con la loro Performance di danza con tempesta di e con Eugenio Vito. Non mancherà l’arte circense, rappresentata dalla “Compagnia della Settimana Dopo” che porterà in scena lo spettacolo Sur place di e con Luca Di Luca.

A conferma del carattere multidisciplinare del progetto in mostra anche i pittori Andrea Cardia, Rocco Cerchiara, Silvia Pelissiero, il fotografo Angelo Cattolico, gli artigiani Fabrike Recikled (Raul Rodriguez) e Livia Tedeschi, nonchè la stilista Barbara D’Altoè
Dopo le 22.00 il pubblico si ritroverà presso la galleria de “il Mitreo” dove l’Associazione culturale “WorkinProjet” organizzerà un torneo a squadre di Trivial Pursuit, il celebre gioco da tavolo per l’occasione riveduto e corretto (ogni materia sarà strettamente collegata a Corviale e alle sue storie).

Per finire, a partire dalle 24, “Urban Experience”, sulla scia del successo riportato un mese fa, riproporrà una passeggiata radioguidata lungo il Serpentone, una sorta di “walk show” attraverso uno dei condomini più estesi d’Europa.

Come si vede, la sfida di Roma Capitale, con l’impulso del Municipio XV, di trasformare l’intera zona di Corviale in un distretto culturale aperto alla collaborazione e alla fruibilità di tutti i cittadini, continua decisa. In nome di una lotta al degrado e della valorizzazione dei numerosi spazi che, fatto straordinario, presentano nel quartiere una rara dotazione di strutture edilizie particolarmente adatte per attività artistiche, culturali e dello spettacolo (basti pensare al citato “il Mitreo”, il centro d’arte contemporanea con i suoi 900 metri quadrati di spazi espositivi, alla sala Consiglio attrezzata con spalti gradinati semicircolari in grado di accogliere 250 persone o al piccolo anfiteatro all’aperto di 300 posti).

Del resto, che il quartiere disponesse di un eccellente potenziale di risorse per il recupero urbano e sociale, se n’era accorto anche Alemanno che proprio qui, a Corviale, aveva iniziato la sua campagna elettorale.

da Abitarearoma.net, 19/01/2012
di Alvaro Colombi

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Comunichiamo la pubblicazione del sito www.corvialedomani.it, online dal 7 dicembre 2011.

Come riportato dalla home page:

Questo sito web si pone come evoluzione online del progetto di ricerca “CorvialeDomani”: laboratorio multidisciplinare per una rigenerazione socio-economica di Corviale basata sulla cultura.

Il progetto di ricerca è una iniziativa IsICult, inizialmente finanziata dalla Filas – Finanziaria Laziale di Sviluppo S.p.a. (società controllata dalla Regione Lazio).
IsICult – Istituto italiano per l’Industria Culturale è un ente no-profit indipendente specializzato nello studio delle politiche culturali e delle economie mediali.
Il progetto di distretto metropolitano  ”CorvialeDomani” è una iniziativa promossa dal Coordinamento per il Distretto tecnologico d’Arte, Cultura e Sport, associazione  informale che ha come obiettivo la riqualificazione urbanistica e socio-economica del Quadrante Corviale, centrata sulla cultura come volano di sviluppo.
Il progetto di “Distretto” è maturato anche grazie ai risultati della ricerca realizzata di IsICult.
Il progetto “CorvialeDomani” è sostenuto anche dal Municipio XV – Arvalia (Comune di Roma).
Si ricorda che il Municipio Roma XV comprende: Portuense, Magliana Vecchia, Ponte Galeria, La Pisana, Gianicolense, Marconi, Pian Due Torri, Trullo e giustappunto Corviale. La popolazione complessiva del Municipio XV è di circa 150.000 abitanti (grosso modo, la stessa popolazione di una città come Rimini), quella di Corviale-Casetta Mattei di circa 15.000 abitanti. Il progetto originario del Serpentone, diretto da Mario Fiorentino, prevedeva una popolazione di circa 8.000 persone.
La ricerca, che si pone come “work-in-progress”, ed il correlato sito web sono strumenti di comunicazione del complessivo progetto.
La responsabilità dei contenuti del sito è esclusivamente dell’IsICult, avendo questo sito un carattere prevalentemente scientifico.”
Buona navigazione!

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(AGENPARL) – Roma, 14 dic – Patrocinato dal Municipio XV, questo laboratorio artistico urbano a 360° giunto alla sua terza edizione ospiterà quest’anno eventi come il “Walk show nel Serpentone” a cura di Urban Experience ed i MArteAwards 2011, le premiazioni ufficiali dei vincitori del celebre MArteLive. Riflettori puntati sulla periferia per dar risalto a quelle che sono le realtà culturali sviluppatesi nel quartiere perché, come dichiarato dal promotore dell’iniziativa Alessio Conti – Delegato alle politiche giovanili del Municipio XV, “La riqualificazione delle periferie d’Italia passa anche attraverso l’Arte e la partecipazione”. Le strutture interessate dalla manifestazione saranno Il Mitreo, il Teatro Arvalia, la Biblioteca Corviale, la Biblioteca Marconi ed il Serpentone di Corviale. Programma delle due giornate:

Sabato 17: “Walk show nel Serpentone” a cura di Urban Experience, laboratorio didattico “Restyling Corviale” a cura di WorkInProject. La galleria d’arte Il Mitreo ospiterà i “MArteAwards 2011” premiazioni ufficiali di MArteLive con ospite speciale DELLERA insieme a Rodrigo D’Erasmo, la Biblioteca Corviale con il Centro Polivalente “Nicoletta Campanella” ospiterà reading, proiezioni, la mostra “Be Proud” foto racconto dell’Europride, Jam session, concerti organizzati dalla Scuola di Musica Arvalia e dall’Orchestra Giovane Arvalia. La Biblioteca Marconi ospiterà presentazioni di libri e mostre.

Domenica 18.00: alle 21.30 evento conclusivo al Teatro Arvalia con il concerto omaggio a Paolo Conte de “Gli Scontati”, progetto speciale di Lorenzo Kruger dei Nobraino e Giacomo Toni.

Quasi tutti eventi saranno trasmessi in diretta streaming, grazie alla collaborazione di MeddleTV, sia sul sito della web tv che sul sito ufficiale www.corvialeurbanlab.it e su www.marteawards.it.

Come detto, uno degli appuntamenti principali sarà anche quest’anno il MArteAwards, una manifestazione unica in Italia, occasione di riscatto per artisti emergenti e opportunità di promozione dell’arte pura fatta dai giovani e per i giovani. Ad essere premiati saranno i vincitori di MarteLive e addetti ai lavori, giornalisti ed artisti che si sono distinti nella promozione di nuove produzioni culturali. Un galà artistico dell’arte emergente realizzato in pieno stile MArteLive, con il susseguirsi di spettacoli e allestimenti coreografici. Il tutto rigorosamente dal vivo. Sabato 17 Novembre al “Mitreo”, a partire dalle 19.30.

Lo fa sapere il Municipio Roma XV.

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Fino 20 novembre 12 giovani artisti raccontano la banlieu romana senza pregiudizi e stereotipi

ROMA – Tuscolano, Tor Pignattara, Corviale, la Caffarella o la via del Mare: raccontare la periferia senza pregiudizi e stereotipi. Ci hanno provato dodici giovani artisti (pittori, fotografi, scultori e videomaker) romani con una collettiva fino al 20 novembre al Museo delle Mura. La mostra «Voci della periferia» – curata da Costantino D’Orazio – raccoglie opere che non vogliono demonizzare o giudicare con severità, bensì raccontare in tutte le sue contraddizioni i quartieri più lontani dal centro e dalle rotte dei turisti. In alcuni casi, la periferia viene evocata più come concetto e stato esistenziale, attraverso operazioni estremamente simboliche.

GRAFFITI D’ARTE – Se Francesca Romana Pinzari ha realizzato una performance nelle strade di Portonaccio, Marco Raparelli ha elaborato due videoanimazioni che si svolgono in una immaginaria periferia dai caratteri surreali.

ARTE NEL VERDE A CORVIALE Il duo Maria Teresa Zingarello e Silvia Pujia ha presentano il risultato di una loro azione nello spazio verde che circonda il Corviale, mentre Fabrizio Sartori mette in scena la violazione di uno spazio urbano attraverso un segno grafico recuperato dai tanti atti vandalici che abitano gli edifici periferici. RESISTENZA SOCIALE – Jacopo Bonifaci trasforma il paesaggio del Tuscolano in una elegante veduta di Piranesi, che si confronta con gli scatti fotografici di Caterina Nelli, alle prese con un’azione di resistenza sociale messa in atto nel Parco della Caffarella.

AREA VERDE A TOR PIGNATTARA – Gabriele Di Stefano ha immortalato il cielo di Tor Bella Monaca come lo skyline di una metropoli americana, mentre Enrica Gialanella ha trasformato un viadotto in una suggestiva composizione geometrica. Se il progetto di Mariangela Colaguori si risolve con una composizione grafica ad alto tasso tecnologico, Mauro Vitturini ha scelto di raccontare la periferia attraverso il suono, mentre Sara Basta ha coinvolto gli abitanti di Tor Pignattara nella realizzazione di un’area verde all’interno del quartiere. Tutti sono accomunati da uno sguardo attivo nei confronti del contesto urbano, che mira a trasformarne l’immagine e, soprattutto, ad incidere nell’immaginario collettivo.

BORSA DI STUDIO – La mostra – promossa dall’assessorato capitolino alla Famiglia, in collaborazione con quello alla Cultura – è l’evento conclusivo di un bando di concorso che ha visto la partecipazione di decine di giovani artisti romani, di età compresa tra i 18 e i 35 anni, . Sei artisti hanno vinto una borsa di studio che li ha portati a vivere un’esperienza di tre mesi a Londra, New York, Tokyo e Helsinki. Gli artisti vincitori delle borse di studio avranno la possibilità di presentare il risultato delle loro esperienze all’estero, che verrà documentato nel catalogo che accompagna la mostra.

da Corriere della Sera, 24/10/2011
di Carlotta de Leo