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Andrea Riccardi: oggi Gesù abita nelle periferie

// aprile 16th, 2017 // No Comments » // articoli di giornale

Esce il libro di Andrea Riccardi.
Nel volume lo storico esplora la nuova frontiera della Chiesa nel mondo globale
Vivere il Vangelo tra la gente dei quartieri degradati, l’impegno indicato dal Papa.
Pubblichiamo un estratto dal saggio dello storico Andrea Riccardi «Periferie. Crisi e novità per la Chiesa» (Jaca Book), che esce giovedì 7 aprile. Un viaggio nelle realtà marginali che si richiama agli appelli di Papa Francesco.

La condizione umana è cambiata rapidamente nel XX secolo: ai primi del Novecento solo un decimo degli abitanti del mondo viveva nelle città, soprattutto nel Nord America e in Europa, mentre nel 2030 si prevede che quasi il 60% della popolazione mondiale sarà urbana. Il pianeta è una realtà ormai urbanizzata: nel secolo scorso si è avviata la grande svolta, che ha invertito il rapporto tra città e campagne. Nel 2007, in pieno processo di globalizzazione, per la prima volta nella storia umana, gli abitanti delle città hanno superato quelli delle campagne: il mondo è divenuto essenzialmente urbano. Ma tutto questo è avvenuto in modo molto particolare: gran parte della popolazione delle città vive ormai nelle periferie. Paolo Sellari osserva che le città del Terzo Mondo tendono a riprodurre la dialettica centro-periferia che in larga parte caratterizza ancora oggi il mondo socio-economico, non solo nei centri urbani ma in interi Paesi.

La periferia caratterizza in profondità il mondo contemporaneo con agglomerati che si addensano attorno alle città. Infatti il processo di urbanizzazione globale induce un fenomeno caratteristico della città contemporanea: la cosiddetta slumizzazione. Nel 2003, il 71,9% della popolazione dell’Africa subsahariana vive negli slum. Questa è la condizione urbana più diffusa nel continente: quella di periferico. A livello mondiale gli abitanti degli slum accolgono oggi il 31,6% della popolazione. È un popolo enorme. Un mondo che non ha voce, ma riceve costanti messaggi da un centro («mediatico»), che attrae verso standard di vita peraltro non praticabili. I periferici sono un popolo di «esclusi», che vengono continuamente sollecitati e messi a contatto con modelli non raggiungibili.

I problemi concreti posti dal rapido cambiamento della condizione di vita della popolazione mondiale sono numerosi: da quelli inerenti agli approvvigionamenti alimentari, a quelli della diminuzione o dell’inquinamento delle risorse idriche, alla difficoltà dei trasporti urbani (inadeguati o estremamente carenti in alcune città), agli ovvi, ma drammatici, problemi del lavoro. La realtà umana e sociale della città del XXI secolo è fortemente diversa da quella della città novecentesca. La presenza di grossi agglomerati di proletariato (quindi di periferici) nella città novecentesca spesso era in rapporto dialettico o conflittuale con il «centro» attraverso la realtà della lotta politica e sindacale, ma in fondo si ritrovava — pur in contrapposizione — all’interno di un orizzonte comune. Attraverso lo scontro e la politicizzazione delle aspirazioni della periferia, si veniva a creare un processo integrativo.

Oggi è molto diverso. Le periferie, che sono molto più integrate da un punto di vista di comunicazione rispetto a quelle del secolo scorso, sono invece distaccate e non rappresentate da un punto di vista sociale e politico. Qui spesso le reti sociali sono scadenti o assenti. Il controllo sugli spazi urbani periferici risulta complesso e difficile, tanto che vaste aree — specie nelle megalopoli — finiscono sotto il dominio di mafie e di cartelli internazionali o nazionali del crimine.

La città del XXI secolo è sempre meno una comunità di destino. Anzi, mentre una parte di essa viene assorbita nei flussi globali e procede sulla via dell’internazionalizzazione, un’altra resta ai margini e fuori dai circuiti di integrazione, se non sprofonda in una condizione di isolamento. Sono i quartieri abbandonati dove spesso le persone vivono per l’intera esistenza e dove forse i figli faranno la stessa vita dei genitori. L’universo delle megalopoli si è strutturato in modo che molto spazio abitato diventi luogo di esclusione. La megalopoli produce costantemente periferie urbane e periferizzazioni umane. Di fronte a questa realtà, specie nel Sud del mondo, lo Stato e le istituzioni sovente rinunciano ad un controllo reale di questi spazi. Diventa un mondo perduto, in cui i drammi umani e sociali si annodano con reti criminose e ribellismi endemici, nel quadro di una cultura della sopravvivenza.

Il cristianesimo — su impulso di papa Bergoglio — ha la possibilità di comprendere in modo nuovo la condizione umana e urbana del XXI secolo. Certo questo processo richiede profondi cambiamenti. Non è più possibile affrontarlo con la mappatura territoriale, tipica di altre età, fortemente influenzata dal mondo delle campagne, che divideva lo spazio in circoscrizioni predefinite. L’idea stessa di territorio come habitat esclusivo dell’uomo e della donna è rimessa in discussione dalla mobilità umana e dai trasporti, oltre che dalle comunicazioni via internet. Il sistema pastorale si rivela inadeguato.

Dopo il Vaticano II, sulla scorta del rinnovamento dell’eccelesiologia, si è molto insistito sulla dimensione della Chiesa locale, ma è stato un rinnovamento a metà. La Chiesa locale, a sua volta, ha spesso una visione centralistica che non dà spazio alle periferie. Non basta dividere le diocesi e rendere il centro più prossimo alle periferie. Occorre suscitare nuove realtà cristiane nelle periferie, accettandone la storia e la configurazione. Non tutto può essere programmato dal centro. E la diversità delle esperienze cristiane sullo stesso territorio non significa competitività. Il vero punto focale è quello di un cristianesimo inserito nella cultura e nella realtà urbana, soprattutto, delle periferie.

Papa Francesco, parlando ai superiori generali delle comunità religiose, ha fatto un’importante affermazione: «Io sono convinto di una cosa: i grandi cambiamenti della storia si sono realizzati quando la realtà è stata vista non dal centro, ma dalla periferia. È una questione ermeneutica: si comprende la realtà solamente se la si guarda dalla periferia, e non se il nostro sguardo è posto in un centro equidistante da tutto».

La «chiave ermeneutica» di Franceso non è un progetto di riforma della Chiesa attraverso strutture più decentrate. È una proposta che va recepita e realizzata con costruttività, inaugurando o continuando percorsi nelle periferie e con una visione dal basso. Bisogna infatti chiedersi che cosa significa vivere il Vangelo in un mondo urbano globale così cambiato, anzi vorrei dire in una «civiltà» per tanti aspetti nuova, come quella introdotta dalla globalizzazione. Per compiere questa operazione così importante, che rappresenta un passaggio storico, occorre dislocarsi nelle periferie come vissuto cristiano e come punto di partenza per un’intelligenza della realtà. Non si tratta di una posizione ideologica, ma di ripensare una storia che può e deve ricominciare da queste posizioni e di maturare una visione in questi ambienti.

Il tema delle periferie e quello della città globale segnano un passaggio fondamentale da una concezione ecclesiastica della Chiesa e della pastorale, che faticosamente e con contraddizioni ha provato a recepire il Concilio Vaticano II, a una concezione di Chiesa di popolo. Non si tratta certo di sottovalutare il ministero sacerdotale, ma di non concentrare in esso tutta la responsabilità pastorale (come si fa generalmente, nonostante i tanti discorsi di segno contrario e quelli ricorrenti contro il clericalismo). Si deve far emergere un popolo che, nella sua complessità e interezza, sia capace di comunicare il Vangelo, di viverlo nelle periferie delle città, di dar origine a percorsi cristiani diversi, anche se convergenti nell’unica grande famiglia della Chiesa.


La periferia che Andrea Riccardi incontra agli inizi della sua esperienza nel 1968, ancora studente, è, dice “una specie di rivelazione. Un mondo al contrario, ma non solo. un mondo umano, violento ma anche straordinario”.

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Andrea Riccardi: oggi Gesù abita nelle periferie

// aprile 16th, 2017 // No Comments » // articoli di giornale

L’interesse politico è capire se il Movimento 5 Stelle nella capitale — con evidenti riflessi nazionali — abbia capacità di governare o sia stato un ascensore sociale per personale eterogeneo

Andrea Riccardi su Corriere della Sera

Il governo di Roma è in affanno. Doveva essere un inizio di rinnovamento. Ma ci si ritrova impantanati. L’attenzione di questi giorni si concentra su Virginia Raggi e sulla sua giunta. L’interesse politico è se il Movimento 5 Stelle a Roma — con evidenti riflessi nazionali — abbia capacità di governare o sia stato un ascensore sociale per personale eterogeneo. Alle elezioni amministrative, il Movimento ha intercettato una vasta domanda dei romani, delusi dal Pd, che ha messo insieme ambienti assai eterogenei nella capitale. Tuttavia il problema non può essere personalizzato su Virginia Raggi, che si spera entri presto in azione. Tutti si rendono conto del pericolo: che si ripeta quanto è avvenuto a Marino. Sarebbe drammatico: le urne potrebbero dare risultati sorprendenti, oltre che sancire un ulteriore distacco dei romani dalla politica. Molti ora si augurano che la Raggi ce la faccia. Ma i problemi, che la giunta si trova ad affrontare vengono da lontano. La capitale ha bisogno di governo e cambiamenti, perché è una della città italiane che ha maggiormente mutato pelle negli ultimi decenni.

Roma, a differenza di molte città, si è formata con ondate successive d’immigrati: non ha un carattere identitario forte. La stessa parlata romanesca è molto cambiata dagli anni Settanta-Ottanta. Roma, in qualche modo, è la città più «italiana» di tutte e meno localmente caratterizzata. La coesione è venuta dalle istituzioni dello Stato, il più grande datore di lavoro a Roma, attorno a cui si è creata gran parte di quel ceto medio, oggi in difficoltà. Ceto medio e statali, per molti aspetti, si sovrapponevano. Roma si è molto identificata con la «Repubblica dei partiti». L’integrazione degli immigrati specie del Sud nelle periferie urbane ha visto come attori decisivi le reti della Dc, le sezioni del Pci e la Chiesa. Attraverso queste reti si è formata anche la classe dirigente romana fino all’elezione diretta del sindaco.

 Questa svolta è stata un’occasione positiva per Roma. Negli anni dei sindaci Rutelli e Veltroni, dal 1997 al 2008, una leadership forte ha coniugato le spinte innovative con una forza che veniva dal patrimonio politico del passato. Tutto questo si è dissolto. Non basta ora reclutare un nome, più o meno noto, per candidarsi a governare la città. La macchina capitolina è inceppata tra una contraddittoria pletora di dipendenti e carenze gravi di personale. Inoltre, come in altre burocrazie, si è determinata oggi una qualche paralisi amministrativa: i funzionari tendono ad assumersi sempre meno responsabilità. Per non parlare delle aziende partecipate. Intorno a Marino si è aperto il vuoto. Succederà qualcosa di simile alla Raggi?

Non è augurabile. Ogni sindaco, al di là delle sue capacità, imbrigliato tra pressioni contrastanti, non può far finta di stare alla testa di una macchina che funzioni e che si è dimostrata troppo permeabile a interessi mafiosi (il pericolo non è archiviato). Come riformarla? E’ un problema di lungo periodo, che bisogna porsi: va oltre il governo ordinario. Roma, con le sue dimensioni e istituzioni, non può candidarsi però a essere una città globale. E poi questa Roma non è amata dai suoi cittadini. E’ percepita lontana dalla gente nei problemi quotidiani: dai trasporti alla nettezza urbana, al traffico… I romani si sentono altrove tra difficoltà e solitudini dei tanti ambienti periferici. Proprio nelle periferie e nelle sue solitudini, le reti mafiose possono proporsi come un supporto nel quotidiano, perché nel vuoto sociale non si vive. Questa è una permanente fragilità della città.

Il grande problema è il divorzio tra il Campidoglio e la società. La società non è più quella delle periferie alla metà degli anni Settanta, portate compatte dal Pci alla conquista del Comune. E’ frammentata e disarticolata. Chi mira all’eccellenza si rifugia in nicchie. Non esistono veicoli per convogliare consensi ed energie su una visione del «bene comune». Non c’è politica. Roma è arrabbiata, ma non si muove né «per» né «contro». Forse i romani sono uniti solo da un diffuso atteggiamento, fatto di scontento per la città, ma anche di affannata difesa del proprio «nido». S’investe sulla propria casa, ma tutto intorno lascia a desiderare. Si cerca di ridurre il più possibile l’uso personale del pubblico e del comune, come nei trasporti o nella sanità. Si tratta di rivolte individuali verso una città percepita come matrigna, che diventano un modo di vita. Tra l’altro, una città, vissuta così, ha scarse capacità d’integrazione per il mezzo milione di non italiani d’origine che abita qui, il 12,7% della popolazione (tra cui 100.000 musulmani).

Eppure Roma, in cattivo stato e penalizzante secondo chi la abita, è tanto amata nel mondo e dai turisti. Questi sono aumentati (del 77% dal 2000), nonostante visitare Roma sia più defatigante che vedere Parigi. Qualche flessione ci può essere, ma la capitale conserva un’attrazione e, in tante parti del mondo, resta un mito. Forse i romani amano poco la loro città o rinunciano a sperare in un destino comune, considerandola ormai uno sfondo all’intreccio delle loro esistenze. C’è un grave problema di società civile. Per questo, nonostante la necessità del miglior governo cittadino possibile, non si può guardare solo al Campidoglio, ma anche ai romani. Senza un processo di ricomposizione che riparta dalla società civile, il governo finirà per essere lo specchio dei romani.

Una città come Roma non può vivere senza idee, visioni, aspirazioni condivise. La giunta Raggi entri presto nel vivo dei problemi, com’è suo dovere. Non basta, se però qualcosa non si muove nella società e tra i romani. Lo storico tedesco, Theodor Mommsen, nel 1871, chiedeva preoccupato a Quintino Sella: «Ma che cosa intendete fare a Roma?». E ammoniva la nuova classe dirigente: «a Roma non si sta senza avere dei propositi cosmopoliti». Aveva ragione. Da troppo stiamo a Roma senza propositi cosmopoliti, ma anche con poche idee. Che intendiamo fare di Roma?

http://www.corriere.it/cultura/16_settembre_14/a-roma-servono-idee-a82c8508-79d2-11e6-8c12-dd8263fa3b6d.shtml

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Andrea Riccardi: oggi Gesù abita nelle periferie

// aprile 16th, 2017 // No Comments » // articoli di giornale

Roma è un grande problema. Non basta trovare un nuovo sindaco per risolverlo. Chiunque sia, non sono possibili magie che cambino in profondità la situazione. Si è infranto da tempo un tessuto civico e politico. La classe dirigente è svanita. Si è creato un “mondo di mezzo”, trasversale, che media tra istituzioni, gente, servizi, denaro… in una logica mafiosa.

I partiti sono finiti (non solo a Roma). Anche le “eccellenze”, presenti in largo numero nella città, vivono spesso in tane protette, più che formare classe dirigente e società civile. Roma è parcellizzata. La gente si sente lontana dalle istituzioni. Basta guardarla dalle periferie, laddove essere romani è un’esperienza labile. Per questo lancio l’idea di una Costituente per Roma. Bisogna ricostituire il senso di un destino comune e di una comunità urbana. Non c’è solo spaesamento personale e politico.

Obiettivamente Roma ha dimensioni eccessive: sette volte Milano come estensione, mentre è la più grande città italiana, una delle più grandi in Europa e il più vasto comune agricolo del continente. C’è bisogna di una riforma, che porti gli amministratori vicino ai cittadini e crei dimensioni vivibili del governo.

Le istituzioni e la burocrazia del Comune vanno radicalmente riformate. Tutto questo non potrà farlo un uomo o una donna nella solitudine insidiosa del Campidoglio, anche se sorretti dal voto. E mi chiedo quanti romani andranno a votare alle prossime elezioni.

Una Costituente può fare ripartire la città, bloccata da un crescente immobilismo. Si può, si deve cominciare presto con chi è disponibile a lavorare per il bene comune. Bisogna ricostruire laboratori di classe dirigente, in cui convergano persone di ogni competenza e orientamento, per disegnare una riforma. Si deve creare una corrente di passione civica e di speranza, perché migliori questa città, così malconcia anche nell’aspetto urbanistico.

Migliorare e non costantemente decadere. Roma è la capitale nazionale. Ospita una Chiesa – con il Papa – a cui un miliardo e 200 milioni di cattolici guardano. È prossimo il Giubileo della misericordia. Ma Roma è ripiegata e senza fiducia nel futuro. La nostra città non può vivere per se stessa e senz’anima. Roma è una città-mondo e bisogna ridarle dignità di fronte al mondo.

Andrea Riccardi su Huffington Post

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Le periferie sono rimaste troppo a lungo fuori dalla porta. Proprio nel tempo in cui Francesco ricorda che bisogna ricominciare da lì. Roma non è mai stata razzista. Bisogna ricostruire il tessuto umano e culturale della periferia.

Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana

Roma è in una grave crisi. Questo è anche un problema per il Paese. La corruzione (bipartisan) fa notizia da giorni. Ci si chiede quale sarà l’ampiezza degli ambienti e il numero delle persone toccati da questa “associazione a delinquere di stampo mafioso”. Una parte della politica romana è stata inquinata. La politica si è rivelata prigioniera d’una bolla, incapace di radicamento vero, permeabile a operazioni che hanno visto agire insieme malavita, politici, burocrati, imprenditori.

Immigrati e periferie

Non sarà facile ricostruire la politica a Roma. Non si tratta di qualche aggiustamento di facciata. La corruzione ha toccato temi delicati: i rifugiati, i rom, le problematiche sociali. Quando si discuteva di questo, giocavano interessi occulti, che nulla avevano a che fare con la realtà. Un membro della cupola ha detto: «Altro che traffico di droga. Non hai idea che guadagno c’è con gli immigrati».

Una parte importante della crisi di Roma sono le periferie. A Tor Sapienza c’è stato un attacco d’un gruppo violento a un centro per rifugiati. È un atto della strategia della tensione nelle periferie e di altri processi oscuri. A Tor Sapienza i cittadini non ce la fanno più. Ma il motivo è un altro: non i rifugiati, ma la mancanza di lavoro, le scarse corse dell’autobus, i pochi negozi, il traffico di droga, la poca illuminazione… È il degrado della periferia romana su cui non si investe. Non è storia di qualche mese, ma di qualche anno.

Roma non è mai stata razzista. Il problema è che la città sta divenendo “liquida”, senza soggetti, comunità, corpi intermedi in periferia.

Bisogna ricostruire il tessuto umano e culturale della periferia. Ci vuole una grande iniziativa per una rinascita di Roma che coinvolga le periferie. Quest’anno ricorrevano i quarant’anni dal grande convegno sui “mali di Roma” voluto nel 1974 dal cardinale Poletti.
Emerse il sogno di una città inclusiva delle periferie. Le periferie sono rimaste troppo a lungo fuori dalla porta. Proprio nel tempo in cui papa Francesco ricorda che bisogna ricominciare da lì. Se non si riparte dalle periferie di Roma, ogni operazione resterà estranea alla vita dei romani.

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Nel grattacielo orizzontale più lungo d’Europa, un chilometro di lunghezza per nove piani di altezza, vivono 8mila romani

ROMA – «Abbattere Corviale!» Slogan niente male, pronipote diretto di quel Futurismo che partì da un Manifesto esaltante («canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche…» eccetera). Ma, come qualsiasi gesto destinato a colpire facilmente l’immaginazione proponendo un mondo lontano dalla realtà, l’abbattimento di Corviale resta ciò che abbiamo detto: uno slogan. Nient’altro.

Con l’aggravante che quel grido e quel punto esclamativo, richiamati dall’assessore Teodoro Buontempo già al momento del suo insediamento alla Pisana, quindi sin dall’inizio della giunta Polverini, hanno (volutamente?) distolto l’attenzione, e probabilmente molti fondi, da ciò che è più lontano dalla semplificazione di uno slogan: un progetto di riqualificazione, un piano di ripensamento. Operazione che affonda le sue radici nella realtà.

Prospettiva che dunque richiede lavoro, attenzione, capacità di interrogarsi e di analizzare. Di saper finanziare il giusto. Molto faticoso. Altro che Futurismo minore. Perché Corviale non è un’astrazione ma la complessa concretezza della vita di ottomila romani che abitano nel grattacielo orizzontale più lungo d’Europa, un chilometro di lunghezza per nove piani di altezza.

Continua a leggere sul Corriere della Sera, 29/10/2012

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Andrea Riccardi: oggi Gesù abita nelle periferie

// aprile 16th, 2017 // No Comments » // articoli di giornale

Detrattori di terra, cielo e mare… udite, udite: un altro calcio è possibile. E’ un mondo sommerso, alternativo a scandali e scommesse. E’ il calcio del terzo settore, fatto da squadre senza scopo di lucro, associazioni, fondazioni e onlus che agiscono all’ombra dello sport più praticato e discusso.

Dopo la tragedia del centrocampista di Lazio e Nazionale ucciso in una gioielleria di Roma nel 1977, nasce la Fondazione Luciano Re Cecconi, ricevuta in Vaticano da Papa Giovanni Paolo II e poi in sostegno di vedova e figli del tifoso Vincenzo Paparelli (morto allo Stadio Olimpico in un derby di sangue del 1979). La Fondazione Gabriele Sandri opera invece nella Biblioteca del Calcio, prima e unica nella Capitale: per non dimenticare Gabbo promuove un premio di letteratura calcistica, il Festival Nazionale della Cultura del Calcio, la rassegna artistica Calcio d’Arte e i Gruppi Volontari Donatori Sangue Gabriele Sandri, accreditati nei centri trasfusionali di otto nosocomi italiani.

Al Bagna, tifoso del Parma, è dedicata la Fondazione Matteo Bagnaresi. Dall’Emilia aiuta meno abbienti, ragazzi in età scolare e bambini brasiliani del Poxorèu, nel Mato Grosso. Dall’amore per un figlio prematuramente scomparso, incentivando buone pratiche sportive, a Piacenza c’è l’Associazione William Bottigelli, presieduta da mister Eusebio Di Francesco. Sono romane la Fondazione Giorgio Castelli e l’Associazione Alessandro Bini. La prima, per la prevenzione di malattie cardiovascolari, è intitolata al sedicenne calciatore del Real Tor Sapienza morto in allenamento per arresto cardiaco. La seconda, in ricordo del quattordicenne del Cinecittà Bettini scomparso urtando il bocchettone di un impianto idrico sul terreno di gioco, incentiva campagne di sensibilizzazione per la sicurezza sui campi di base.

Da Scampia a Corviale, dal S. Elia (Cagliari) a Montevarchi (Arezzo), 400 ragazzi di ogni età sono nel progetto CalcioSociale, promosso dall’omonima no profit per il recupero di disagiati e giovani disabili. Nel reatino l’Associazione Rieti Immigrant Onlus lotta per l’integrazione degli immigrati con tornei di calcio multietnico, mentre a Varese la Fondazione 7 Novembre adotta un progetto di Calcio Balilla per persone con disabilità motorie.

Andrea Fortunato è stato difensore di Juventus, Como, Genoa e Pisa. Morì per leucemia nel 1995, all’apice di carriera e fama. Una biblioteca e un museo del calcio ne custodiscono il sorriso a Castellabate (Salerno) grazie all’Associazione Fioravante Polito Onlus, che annualmente assegna il premio Lo Sport è Vita, il 27 Febbraio in Campidoglio.

Io, se potessi, scenderei in campo adesso, su un prato o all’oratorio. Perché io amo il calcio”, scrive su internet l’ex attaccante di Fiorentina e Milan Stefano Borgonovo. Ammalatosi di Sla, sclerosi laterale amiotrofica detta morbo di Lou Gehrig, con la Fondazione Borgonovo è il testimonial della battaglia contro quella che – dai più – viene considerata la malattia dei calciatori, degenerazione all’uso di sostanze dopanti. Per la ricerca scientifica si muove la Fondazione Vialli e Mauro, mentre per l’assistenza alla cura dei tumori, supportata da un’equipe di oncologi dell’Italian Trials in Medical Oncology e del Centro su Carcinoidi e Tumori Neuroendocrini, c’è la Fondazione Giacinto Facchetti, già dirigente e bandiera dell’Inter. Invece l’attuale colonna nerazzurra, Javier Zanetti, con la moglie guida la Fondazione Pupi, adozioni a distanza nelle aree povere dell’Argentina.

Anche i club si stanno adeguando: i più titolati al mondo hanno la Fondazione Milan, c’è l’ufficio Charity della Juventus e nello staff grigiorosso spicca Cremonese per il Sociale. In ambito culturale si muove la Fondazione Genoa 1893: tra i carrugi del centro di Zena ha allestito il museo del vecchio grifone rossoblù. Sulla scia dei mondiali di Italia ’90 anche la Fondazione Museo del Calcio ne gestisce uno, ma a Coverciano (Firenze): è interamente azzurro, mentre mostre per soli aficionados viola sono dell’Associazione Museo Fiorentina Onlus. Approvato lo statuto nel Consiglio Comunale di Torino, la Fondazione Stadio Filadelfia preserva la memoria granata nel progetto di ricostruzione del leggendario stadio del Grande Toro. MyRoma, azionariato popolare dei giallorossi a Piazza Affari, negli atenei della Regione Lazio finanzia una borsa di studio per laureandi che discutono tesi sul calcio. Infine c’è Milano Siamo Noi Onlus, unione d’intentanti tra alcuni ultras di Milan e Inter, impegnati a valorizzare il tifo organizzato delle curve meneghine. The show must go on.

da Il Fatto Quotidiano, 30/01/2012
di Maurizio Martucci

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Andrea Riccardi: oggi Gesù abita nelle periferie

// aprile 16th, 2017 // No Comments » // articoli di giornale

Si parla, sempre più spesso,  di smart city.  Sarà questa una delle parole chiave del prossimo Forum Digitale in Sala Borsa a Milano il 7 febbraio. Come anche del progetto TecArtEco che tra Como, Lugano e Gallarate si sta interrogando sugli scenari dell’ecologia urbana.

Si tratta di città intelligenti non solo per i servizi evoluti ma per la capacità di sollecitare partecipazione attiva. E’ uno dei nodi del nostro tempo, dati gli scenari di crisi grave per la transizione in atto, va trovato il modo per qualificare l’attenzione verso lo spazio pubblico. E’ su questo terreno che c’è da intraprendere dei nuovi percorsi di socializzazione che possano ammortizzare l’urto della crisi, promuovendo inclusione e opportunità di auto-organizzazione.
Per rendere possibile questa partecipazione è opportuno inventare però nuove forme d’iniziativa. In tutti questi anni abbiamo visto tanti interventi, dalle feste ai concerti, disseminando nelle piazze manifestazioni d’ogni sorta, portando spettacolo nelle città. Forse è il caso di fare qualcos’altro, ribaltando quel concetto, sotto il segno della sostenibilità: misurandoci con lo spettacolo delle città. Esplorandole, riscoprendole, valorizzandole. Ottimizzando le risorse pre-esistenti.

E’ questo il lavoro che sta facendo da qualche anno, a Roma, Urban Experience con happening radioguidati che approfondiscono la memoria condivisa dei luoghi, dinamizzano eventi di urbanistica partecipativa, esplorano complessi urbani d’estrema periferia.
Così come s’è fatto qualche giorno fa a Corviale, per una passeggiata radioguidata notturna (partita a mezzanotte!) in uno dei condomini più grandi d’Europa, lungo un chilometro.

Lo chiamano anche il “serpentone” perché si snoda, trasversale alla via Portuense che porta verso il mare, in una massa edificata che ha del totemico, un paradosso post-metropolitano.
Quella esplorazione ludico-partecipativa s’è svolta nell’ambito del Corviale Urban Lab , combinato con un evento di  creatività giovanile promosso da MarteLive che ha ospitato anche un intervento di  Workinproject.

L’azione era stata anticipata nel dicembre scorso, di mattina, con i  i bambini delle scuole elementari con cui era stato realizzato nel 2010 un geoblog: una mappa emozionale basata su Googlemaps e composta dalle fotografie e le registrazioni audio con la regia dei mediamaker di Portobeseno. E’ grazie ad un intervento simile che s’è conquistata la fiducia del quartiere che ha permesso un happening in un orario cosi estremo (mezzanotte) in una periferia così estrema.
La passeggiata radioguidata, definita walk show, era basata su soluzioni whisper radio che ha permesso al centinaio di esploratori urbani di ascoltare in cuffia le conversazioni con chi abita quel condominio concepito per tanto tempo un mostro urbanistico. Un mostro che oggi si rivela come un bell’organismo pulsante di vitalità e riscatto sociale.

Il percorso radioguidato ha avuto come voci guida alcuni conduttori di Urban Experience, esperti di storia dell’arte di Workinproject, architetti di Amatel’architettura, rappresentanti delle associazioni e delle comunità del quartiere come Corviale Domani. Lungo l’itinerario sono stati utilizzati dei mobtag, codici digitali che permettono agli smart phone di linkare a dei video che hanno documentato un particolare percorso emozionale. Repertori già inseriti nel geoblog delle “microstorie” di Corviale: l’esperienza già avviata da Urban Experience nel 2010, con un’attività di animazione multimediale che ha coinvolto i bambini delle scuole elementari di Corviale.
Tra i repertori video in streaming, da ascoltare in cuffia e proiettati (con un piccolo videoproiettore portatile) sui muri mentre si esplora il Serpentone, sono apparse anche le documentazioni dell’attività educativa svolta da Workinproject per CorvialeUrbanLab, sempre con i bambini del quartiere, attraverso il restyling ludico-creativo delle architetture di Corviale.

Sul socialnetwork di Urban Experience, Giulio scrive: “Contro l’abbandono e il degrado c’è solo una risposta, vivere la città, calpestarla, darle uso regalandole valore e significato.(…) si  ricostruiscono i frammenti della città, con i piedi, calcando e calpestando il suolo di asfalto e cemento, ricongiungendo il filo delle sue connessioni, rilanciando la piattaforma naturale dell’urbe nello spazio del pensiero, nella rete delle idee.”
da Tiscali Notizie, 26/01/2012
di Carlo Infante

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L’evento inaugurale presso “il Mitreo” venerdì 20 gennaio 2012

Venerdì 20 gennaio 2012 prende il via la quarta stagione di “Corviale Urban LAB” , il primo laboratorio d’arte a 360° realizzato grazie al sostegno dell’Assessorato alle Politiche Culturali di Roma Capitale in collaborazione con il Municipio XV. L’evento inaugurale (non poteva essere diversamente) si terrà presso “il Mitreo” , simbolo di un nuovo modo di pensare il quartiere e la periferia.

Ospiti della serata, che inizierà alle 21.00 con la consegna di riconoscimenti speciali ad alcuni artisti emergenti, saranno “L’Orchestraccia a Pezzi” e Adriano Bono, il quale, tra l’altro, vestirà i panni del conduttore. Il programma si prevede denso di interessanti e originali performances artistiche. Da quelle di Alessio Fralleone e Madame Decadent, che coloreranno la scena con esibizioni di “live painting, a quelle della “Compagnia Can Bagnato” con la loro Performance di danza con tempesta di e con Eugenio Vito. Non mancherà l’arte circense, rappresentata dalla “Compagnia della Settimana Dopo” che porterà in scena lo spettacolo Sur place di e con Luca Di Luca.

A conferma del carattere multidisciplinare del progetto in mostra anche i pittori Andrea Cardia, Rocco Cerchiara, Silvia Pelissiero, il fotografo Angelo Cattolico, gli artigiani Fabrike Recikled (Raul Rodriguez) e Livia Tedeschi, nonchè la stilista Barbara D’Altoè
Dopo le 22.00 il pubblico si ritroverà presso la galleria de “il Mitreo” dove l’Associazione culturale “WorkinProjet” organizzerà un torneo a squadre di Trivial Pursuit, il celebre gioco da tavolo per l’occasione riveduto e corretto (ogni materia sarà strettamente collegata a Corviale e alle sue storie).

Per finire, a partire dalle 24, “Urban Experience”, sulla scia del successo riportato un mese fa, riproporrà una passeggiata radioguidata lungo il Serpentone, una sorta di “walk show” attraverso uno dei condomini più estesi d’Europa.

Come si vede, la sfida di Roma Capitale, con l’impulso del Municipio XV, di trasformare l’intera zona di Corviale in un distretto culturale aperto alla collaborazione e alla fruibilità di tutti i cittadini, continua decisa. In nome di una lotta al degrado e della valorizzazione dei numerosi spazi che, fatto straordinario, presentano nel quartiere una rara dotazione di strutture edilizie particolarmente adatte per attività artistiche, culturali e dello spettacolo (basti pensare al citato “il Mitreo”, il centro d’arte contemporanea con i suoi 900 metri quadrati di spazi espositivi, alla sala Consiglio attrezzata con spalti gradinati semicircolari in grado di accogliere 250 persone o al piccolo anfiteatro all’aperto di 300 posti).

Del resto, che il quartiere disponesse di un eccellente potenziale di risorse per il recupero urbano e sociale, se n’era accorto anche Alemanno che proprio qui, a Corviale, aveva iniziato la sua campagna elettorale.

da Abitarearoma.net, 19/01/2012
di Alvaro Colombi

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Andrea Riccardi: oggi Gesù abita nelle periferie

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Giochi Proposta bipartisan. Al Pd la commissione speciale

Ieri la proposta bipartisan – avanzata da Giovanni Quarzo del Pdl e da Umberto Marroni del Pdl – di inserire Corviale nel dossier olimpico per «Roma 2020». Oggi la presentazione della relazione della Commissione di compatibilità economica, presieduta da Marco Fortis (tra i membri anche Giulio Napolitano) e del sondaggio di Renato Mannheimer sui Giochi nella Capitale. E, a febbraio, la nascita di una «commissione speciale» in Assemblea capitolina, per le Olimpiadi che sarà guidata da un rappresentante dell’ opposizione. A presiederla, infatti, sarà Giulio Pelonzi, consigliere del Pd. Chiaro il messaggio: sulle Olimpiadi, per battere la concorrenza di Istanbul (fortissima, data per favorita), Tokyo, Madrid, Doha e Baku, ci vuole unità, soprattutto politica. Va in questo senso anche la proposta avanzata ieri da centrodestra e centrosinistra, e che ha avuto come ispiratore l’ ex consigliere comunale Pino Galeota, oggi responsabile del «Coordimento Corviale domani»: far entrare il quartiere, noto per il «serpentone», nel dossier olimpico. C’ è anche un elenco di cose da fare: impianti, palestre, infrastrutture. Il presidente del XV Municipio Gianni Paris pungola l’ amministrazione: «Quelle cose sono promesse da anni, e mai realizzate. Ora serve anche altro a Corviale». Tempo ce n’ è ancora, comunque. Il Cio ha inviato al Comitato promotore il questionario con 100 domande, alle quali Roma deve rispondere entro il 15 febbraio. A maggio verrà definita la short list: da sei «application city», ne resteranno – probabilmente – quattro. Doha e Baku, ad oggi, sono le più a rischio. A quel punto, le quattro città saranno effettivamente «candidate» e partirà la corsa vera e propria. Entro il 7 gennaio 2013 va presentato il dossier olimpico, in primavera i membri Cio visiteranno le città aspiranti, il 7 settembre a Buenos Aires la votazione. Alessandro Cochi, delegato allo sport del Comune, precisa: «In ogni caso, non ci saranno tasse per le Olimpiadi. Come invece è capitato ad Atene».

da Corriere della Sera, 12/01/2012

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Andrea Riccardi: oggi Gesù abita nelle periferie

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Comunichiamo la pubblicazione del sito www.corvialedomani.it, online dal 7 dicembre 2011.

Come riportato dalla home page:

Questo sito web si pone come evoluzione online del progetto di ricerca “CorvialeDomani”: laboratorio multidisciplinare per una rigenerazione socio-economica di Corviale basata sulla cultura.

Il progetto di ricerca è una iniziativa IsICult, inizialmente finanziata dalla Filas – Finanziaria Laziale di Sviluppo S.p.a. (società controllata dalla Regione Lazio).
IsICult – Istituto italiano per l’Industria Culturale è un ente no-profit indipendente specializzato nello studio delle politiche culturali e delle economie mediali.
Il progetto di distretto metropolitano  ”CorvialeDomani” è una iniziativa promossa dal Coordinamento per il Distretto tecnologico d’Arte, Cultura e Sport, associazione  informale che ha come obiettivo la riqualificazione urbanistica e socio-economica del Quadrante Corviale, centrata sulla cultura come volano di sviluppo.
Il progetto di “Distretto” è maturato anche grazie ai risultati della ricerca realizzata di IsICult.
Il progetto “CorvialeDomani” è sostenuto anche dal Municipio XV – Arvalia (Comune di Roma).
Si ricorda che il Municipio Roma XV comprende: Portuense, Magliana Vecchia, Ponte Galeria, La Pisana, Gianicolense, Marconi, Pian Due Torri, Trullo e giustappunto Corviale. La popolazione complessiva del Municipio XV è di circa 150.000 abitanti (grosso modo, la stessa popolazione di una città come Rimini), quella di Corviale-Casetta Mattei di circa 15.000 abitanti. Il progetto originario del Serpentone, diretto da Mario Fiorentino, prevedeva una popolazione di circa 8.000 persone.
La ricerca, che si pone come “work-in-progress”, ed il correlato sito web sono strumenti di comunicazione del complessivo progetto.
La responsabilità dei contenuti del sito è esclusivamente dell’IsICult, avendo questo sito un carattere prevalentemente scientifico.”
Buona navigazione!