Archivi per maggio, 2011

Crimini e solitudini di periferia in sala il Serpentone di Corviale

// maggio 30th, 2011 // No Comments » // articoli di giornale

Esce “Et in terra pax”, opera prima di due giovani registi

La presenza incombente del Serpentone di Corviale si manifesta fin dalla prima inquadratura e tutto il film si svolge dentro e attorno a questa costruzione simbolo. Difficile ricordare un altro film dove l’elemento scenografico assume uguale importanza e rilevanza. E’ ciò che accade in Et in terra pax, opera prima di due registi romani, non ancora trentenni, Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, amici fin dall’infanzia, cresciuti insieme all’Alberone e insieme diplomatisi al Centro Sperimentale di Cinematografia.

Il film, che arriverà nei cinema domani, propone uno sguardo freddo, lucido, oggettivo, privo di qualsiasi volontà di giudizio etico o morale, su una vicenda drammatica e su un gruppo di protagonisti inseriti in una realtà di desolazione sociale ed esistenziale. Le atmosfere rimandano inevitabilmente ad un modello prestigioso: al cinema di Pasolini e in particolare ad Accattone, anche se la realtà delle periferie romane, nel mezzo secolo che separa i due film, è assai mutata. Et in terra pax è un film su una Roma poco frequentata dal cinema, vista come un microcosmo a parte, segnato da regole di convivenza del tutto particolari. “Non volevamo realizzare un film di denuncia sociale – avvertono Botrugno e Coluccini – bensì soffermarci sulla psicologia dei personaggi e portare alla luce una condizione di precarietà e solitudine”. E’ appunto ciò che affligge Marco, reduce da una condanna a cinque anni di carcere; Sonia, universitaria, che, per mantenersi, lavora in una bisca e un terzetto di amici Faustino, Massimo e Federico, la cui escalation nel mondo della criminalità è destinata concludersi in maniera tragica e brutale.

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Crimini e solitudini di periferia in sala il Serpentone di Corviale

// maggio 30th, 2011 // No Comments » // articoli di giornale

Gilles Feingold HA FONDATO MA-RESIDENCE.FR, IL PRIMO SOCIAL NETWORK DEDICATO AI CONDOMINI Bologna come New York. Anzi, Bologna anticipa New York. La prima esperienza di condominio superaccessoriato bussa al civico 4 di via Casini. Siamo nel quartiere Pilastro, in un palazzone di 19 piani e 72 famiglie. È lì che nel 2001 il pensionato Gabriele Grandi decide di offrire servizi ai propri condomini. Così da subito accende Teletorre19, una tv via cavo a circuito chiuso trasmessa anche sul web. Obiettivo: informare i vicini di casa sul traffico della tangenziale nell’ora di punta. Di lì a pochi mesi, grazie alla tv di comunità, sono nati una palestra, una biblioteca e una sala biliardo. «Ma noi non abbiamo nulla a che vedere con l’America, qui abbiamo cercato di fare comunità e di condividere il tempo libero tra vicini di casa», si schernisce Grandi.

In effetti, niente da invidiare ai condomini della Grande Mela, dove si moltiplicano aree comuni dotate di ogni comfort. A oggi quasi 60 milioni di americani vive in homeowners association, supercondomini che organizzano manutenzione, polizie locali e si occupano dei servizi comuni. Gated communities o privatopias, come le ha definite Evan McKenzie dell’Università dell’Illinois nell’omonimo libro. Il rovescio della medaglia della partecipazione condominiale? Per McKenzie questi agglomerati sono insediamenti fortificati con regole proprie e amministrazioni private.

Da noi non si arriva a tanto, anche se il vicinato di casa è una patente che coinvolge molti. Per l’esattezza il 53,4% degli italiani vive in condominio. A dirlo è l’Eurostat, segnalando come il dato sia il più alto in Europa. Così spesso, di necessità virtù, ci si organizza e si condivide. Anche in rete. Una rivoluzione che riguarda le grandi città e che trova la rete come strumento di diffusione. È successo a Roma con Corviale network, web tv che ha messo in luce voci e volti dell’edificio chiamato “serpentone”, formato da due palazzi che si snodano per circa 1 chilometro, 1.200 appartamenti (ufficiali) raccontati in una tv di comunità della periferia romana. A Firenze nel quartiere Le Piagge un blog condominiale informa su ciò che accade, denunciando l’inquinamento e la malavita. A realizzarlo sono i condomini di via del Pesciolino, un complesso di 11 palazzi disposti a ferro di cavallo con 122 famiglie. Blog supercliccato, anche per i post sulle antenne condominiali o sulle norme per lo smaltimento dei rifiuti.

Da Firenze a Milano. È da casa sua che Elena Salomoni manda online Mammeinradio.it, web radio che aggrega le mamme del condominio (all’inizio) e della città (grazie al crescente successo). Un pronto intervento per le neomamme, questo l’obiettivo della web radio. Oggi il canale ha nel team una neonatologa, una psicologa e altre professioniste del settore maternità. Mammeinradio.it ha debuttato due anni fa e oggi conta migliaia di iscritte. «Tanti in Italia cercano soluzioni comuni a problemi comuni, sopravvivono alla crisi con le risorse della solidarietà e nel farlo mettono le basi di un’altra economia», afferma Roberta Carlini, in libreria con «L’economia del noi» per Laterza. Carlini racconta dei gruppi d’acquisto di quartiere, delle nuove comunità del free software, dei gruppi di abitazione o di autocostruzione e di coworking. «Le pratiche dell’economia del noi sono molte e assai diverse tra loro. La collaborazione di massa nel web dà alle economie di comunità strumenti potenti per costruire proprie “filiere corte” facilmente connesse in rete», precisa.

Fenomeno sociale. È stato lanciato (con successo) anche il primo social network dedicato ai condomini: trattasi di Ma-residence.fr, esperienza francese nata con lo scopo di riunire i condomini sul web. Su questa nuova piattaforma si può chiedere amicizia, scrivere messaggi, chattare o lanciare eventi e feste solo ed esclusivamente con i vicini di casa. L’ideatore del progetto è Gilles Feingold. «Il sito è utilizzato dagli abitanti di 11mila immobili in Francia. Così Ma-residence.fr rende più dinamica la vita locale», ha dichiarato Feingold a «Le Parisien». Comunicazione di prossimità, geolocalizzata e di comunità. E spesso green. La sostenibilità ambientale è la chiave su cui si moltiplicano queste esperienze, come ha descritto David Owen in «Green Metropolis», pubblicato in Italia dall’Università Bocconi Editore.
Condomini creativi, verdi e figli delle nuove tecnologie. Ma attenzione. Dalle community la forza passa alle comunità. Fisiche, reali, di buon vicinato.

da Il Sole 24 Ore, 26/05/2011
di Giampaolo Colletti

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Crimini e solitudini di periferia in sala il Serpentone di Corviale

// maggio 30th, 2011 // No Comments » // articoli di giornale

Cristiana era la “padrona” di Testaccio, vendeva più case lei di una multinazionale immobiliare. Peccato che le case non erano sue, ma dell’Ater.  Poi  la donna, che gestiva anche un fiorente giro di prostituzione, è finita in galera. Ma quante altre ce ne sono come lei in giro per il Bel Paese? Antonietta, invece, è stata vittima di un drammatico incidente stradale sulla via del Mare; mentre veniva trasportata moribonda in ospedale, la casa dove viveva era già stata occupata da una ragazza madre. Sono solo due delle tante storie che fioriscono all’ombra del racket delle case popolari a Roma.  Una rete fatta di  boss locali, guardaspalle fidati, ex pugili.

Case popolari Roma
Veduta case popolari dell’Ater al Tufello, IV Municipio, Roma

Monte Sacro, Tor Bella Monaca, Corviale, ma anche Garbatella, Tufello, Nuova Ostia. Questi i quartieri dove nella Città Eterna è più facile ottenere una casa  pubblica  dell’Ater o del Comune. Graduatorie, liste d’attesa? Macchè. Basta pagare il clan. Soldi sull’unghia. Il prezzario è preciso. “Per 2  camere 1.000-1.500 euro, a seconda della zona, 2.500-3.000 euro per 3 camere – spiega Frediano Manzi, presidente dell’associazione Sos Racket e Usura –  In alcuni casi bisogna pagare pure dopo, 200 euro al mese. Una sorta di pizzo. In genere lo chiedono agli immigrati clandestini, che non possono denunciarli”.

A volte esattori e occupanti abitano nello stesso isolato. Fianco a fianco. Chi riscuote, alla bisogna fa anche l’usuraio, lo spacciatore. Qualcuno si spinge addirittura a mettere inserzioni sui giornali locali: cedo appartamento dell’Ater, 3 camere, cucina, bagno, cento metri quadri, interamente ristrutturato.  Ma occupare una casa pubblica non è reato? No, se c’è lo stato di necessità, dice la Corte di Cassazione, che con la discussa sentenza n. 35580 del 2007, al terzo grado di giudizio ha mandato assolta proprio a Roma una donna sola e con figlio a carico.

“Per evitare lo sgombero basta la presenza di un disabile o di una ragazza-madre con 1-2 bambini – spiega Manzi – A Roma una di queste è una vera “professionista”, responsabile di ben 15 occupazioni, alcune addirittura contemporaneamente”.  La normativa è contorta, non si può sbattere in mezzo alla strada una ragazza incinta o un anziano solo. Bisogna avviare un iter complicato, passano i mesi, le forze dell’ordine hanno mille altri problemi. Alla fine le chiavi passano di mano, subentrano i veri “inquilini”.

In Italia, secondo un’indagine realizzata da Dexia Crediop per Federcasa, sono occupate abusivamente oltre 26mila case popolari, il 5% del patrimonio. Ma mettendo insieme le grandi città – Roma, Milano, Napoli, Palermo, Bari –  gli alloggi occupati, denuncia Federcasa, salgono al 20%. Uno su cinque. A Roma anche di più, secondo Sos Racket e Usura. I quartieri più colpiti? Monte Sacro, Tor Bella Monaca, Tufello, Nuova Ostia, Corviale, Garbatella,  stando alle segnalazioni che giornalmente arrivano all’associazione. Sul litorale, – Anzio, Aprilia, Pomezia,  – la situazione non è diversa da Roma.

Come fa il racket a scovare le abitazioni vuote? “Sanno dove colpire – risponde Manzi – Hanno una rete d’informatori agli sportelli degli uffici casa, negli ospedali, fra i portieri. In certi casi entrano con le doppie chiavi. Le vittime predilette sono anziani, disabili, gente che vive sola. Basta andare in ospedale, assentarsi 2 settimane. Al ritorno si trova la serratura cambiata e buonanotte”.  Un autentico dramma. Il più delle volte gli occupanti non esitano a buttare in discarica tutto quello che trovano: abiti, documenti, ricordi, foto, libri. Un’intera vita cancellata.

Per sventare il pericolo, c’è chi si barrica, sbarra porte e finestre, vive prigioniero in casa. Al centralino di Sos Racket e Usura  è arrivata di recente la telefonata di una donna di 72 anni: “Ha detto fra le lacrime di dover rinunciare al ricovero in ospedale – racconta il presidente dell’associazione – abita al Tufello, vicino via Giovanni Conti, una delle zone più a rischio”. Ma il racket è sempre in agguato. E colpisce con fredda tempestività quando meno te l’aspetti. Un anno fa, a Nuova Ostia, mentre la vittima di un drammatico incidente sulla via del Mare era ancora sull’ambulanza, trasportata moribonda in ospedale,  la casa in via dei Forni dove viveva era già stata  occupata. Da una ragazza madre con bimbo di 3 anni.

da Affari Italiani, 13/05/2011
di Marcello Viaggio

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Crimini e solitudini di periferia in sala il Serpentone di Corviale

// maggio 30th, 2011 // No Comments » // articoli di giornale

Il 9 e 10 aprile scorso si sono incontrate a Scampia (Napoli) le tre associazioni nazionali del Calcio Sociale, quella di Scampia appunto, quella di Corviale (Roma) e quella di Montevarchi. I ragazzi che hanno partecipato hanno insieme giocato e sudato, parlato e ascoltato, visto e condiviso due giornate di piena umanità ed amicizia. Perché questo è il Calcio Sociale, un gioco per riscrivere le regole della vita, dove il pallone non è più simbolo di competizione, violenza e aggressività ma di amicizia, solidarietà e unione. In questi due anni il Calcio Sociale nel nostro comune ha visto crescere il numero dei partecipanti dagli iniziali 16 agli attuali 40 ragazzi e non. Si, perché il Calcio Sociale è aperto a tutti: persone di ogni età, sesso, nazionalità e abilità possono parteciparvi. Il gioco infatti rimane lo stesso: il calcio. Ma molte regole sono state cambiate o introdotte in modo tale che il gioco possa coinvolgere tutti. In Valdarno – nell’ambito di un progetto realizzato dai Servizi Sociali del Comune e ispirato dall’intuizione di Massimo Vallati di Roma, ideatore del Calcio Sociale -, è l’Associazione Zorba a farsi promotrice della diffusione e della conoscenza del Calcio Sociale. Questa Associazione, nata nel 2008 dall’incontro di più persone da sempre impegnate nel mondo della disabilità, è si pone come finalità di dare nuove risposte e di aprire nuovi scenari per i ragazzi disabili residenti nel comprensorio valdarnese, creando gruppi di lavoro e di ritrovo rivolti a ragazzi con disabilità fisico-intellettiva e/o relazionale e offrendo loro uno spazio di aggregazione dove alternare momenti di svago a momenti di socializzazione senza mai tralasciare l’aspetto educativo. Il 9 e 10 aprile scorso le tre associazioni nazionali del Calcio Sociale si sono incontrate, dopo le iniziative nazionali del 2010 svoltesi a Roma (in giugno) e a Montevarchi (a fine ottobre), per la terza volta. Li ha accolti Scampia, per definizione uno dei quartieri più “difficili” di Napoli. Eppure l’esperienza appena trascorsa ha rivelato una realtà diversa, fatta di tante persone riunite insieme per raccogliere una grande sfida: portare la fratellanza, l’amore, la legalità nella vita di tutti i giorni, al di là dei proclami politici, a favore degli ultimi, dei disagiati, dei dimenticati. Attraverso il Calcio Sociale Corviale, Scampia, Montevarchi hanno deciso di combattere il degrado sociale e di “mettere in rete il bene” per creare delle vere Comunità. Per ulteriori informazioni è disponibile il Servizio delle Politiche Sociali, delle Comunità e Sport del Comune di Montevarchi, telefono 0559106744/14, e-mail: ufficiosport@comune.montevarchi.ar.it

da Arezzo Notizie, 13/05/2011