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A Roma servono idee, visioni e aspirazioni condivise

// settembre 13th, 2016 // Commenti disabilitati su A Roma servono idee, visioni e aspirazioni condivise // articoli di giornale

L’interesse politico è capire se il Movimento 5 Stelle nella capitale — con evidenti riflessi nazionali — abbia capacità di governare o sia stato un ascensore sociale per personale eterogeneo

Andrea Riccardi su Corriere della Sera

Il governo di Roma è in affanno. Doveva essere un inizio di rinnovamento. Ma ci si ritrova impantanati. L’attenzione di questi giorni si concentra su Virginia Raggi e sulla sua giunta. L’interesse politico è se il Movimento 5 Stelle a Roma — con evidenti riflessi nazionali — abbia capacità di governare o sia stato un ascensore sociale per personale eterogeneo. Alle elezioni amministrative, il Movimento ha intercettato una vasta domanda dei romani, delusi dal Pd, che ha messo insieme ambienti assai eterogenei nella capitale. Tuttavia il problema non può essere personalizzato su Virginia Raggi, che si spera entri presto in azione. Tutti si rendono conto del pericolo: che si ripeta quanto è avvenuto a Marino. Sarebbe drammatico: le urne potrebbero dare risultati sorprendenti, oltre che sancire un ulteriore distacco dei romani dalla politica. Molti ora si augurano che la Raggi ce la faccia. Ma i problemi, che la giunta si trova ad affrontare vengono da lontano. La capitale ha bisogno di governo e cambiamenti, perché è una della città italiane che ha maggiormente mutato pelle negli ultimi decenni.

Roma, a differenza di molte città, si è formata con ondate successive d’immigrati: non ha un carattere identitario forte. La stessa parlata romanesca è molto cambiata dagli anni Settanta-Ottanta. Roma, in qualche modo, è la città più «italiana» di tutte e meno localmente caratterizzata. La coesione è venuta dalle istituzioni dello Stato, il più grande datore di lavoro a Roma, attorno a cui si è creata gran parte di quel ceto medio, oggi in difficoltà. Ceto medio e statali, per molti aspetti, si sovrapponevano. Roma si è molto identificata con la «Repubblica dei partiti». L’integrazione degli immigrati specie del Sud nelle periferie urbane ha visto come attori decisivi le reti della Dc, le sezioni del Pci e la Chiesa. Attraverso queste reti si è formata anche la classe dirigente romana fino all’elezione diretta del sindaco.

 Questa svolta è stata un’occasione positiva per Roma. Negli anni dei sindaci Rutelli e Veltroni, dal 1997 al 2008, una leadership forte ha coniugato le spinte innovative con una forza che veniva dal patrimonio politico del passato. Tutto questo si è dissolto. Non basta ora reclutare un nome, più o meno noto, per candidarsi a governare la città. La macchina capitolina è inceppata tra una contraddittoria pletora di dipendenti e carenze gravi di personale. Inoltre, come in altre burocrazie, si è determinata oggi una qualche paralisi amministrativa: i funzionari tendono ad assumersi sempre meno responsabilità. Per non parlare delle aziende partecipate. Intorno a Marino si è aperto il vuoto. Succederà qualcosa di simile alla Raggi?

Non è augurabile. Ogni sindaco, al di là delle sue capacità, imbrigliato tra pressioni contrastanti, non può far finta di stare alla testa di una macchina che funzioni e che si è dimostrata troppo permeabile a interessi mafiosi (il pericolo non è archiviato). Come riformarla? E’ un problema di lungo periodo, che bisogna porsi: va oltre il governo ordinario. Roma, con le sue dimensioni e istituzioni, non può candidarsi però a essere una città globale. E poi questa Roma non è amata dai suoi cittadini. E’ percepita lontana dalla gente nei problemi quotidiani: dai trasporti alla nettezza urbana, al traffico… I romani si sentono altrove tra difficoltà e solitudini dei tanti ambienti periferici. Proprio nelle periferie e nelle sue solitudini, le reti mafiose possono proporsi come un supporto nel quotidiano, perché nel vuoto sociale non si vive. Questa è una permanente fragilità della città.

Il grande problema è il divorzio tra il Campidoglio e la società. La società non è più quella delle periferie alla metà degli anni Settanta, portate compatte dal Pci alla conquista del Comune. E’ frammentata e disarticolata. Chi mira all’eccellenza si rifugia in nicchie. Non esistono veicoli per convogliare consensi ed energie su una visione del «bene comune». Non c’è politica. Roma è arrabbiata, ma non si muove né «per» né «contro». Forse i romani sono uniti solo da un diffuso atteggiamento, fatto di scontento per la città, ma anche di affannata difesa del proprio «nido». S’investe sulla propria casa, ma tutto intorno lascia a desiderare. Si cerca di ridurre il più possibile l’uso personale del pubblico e del comune, come nei trasporti o nella sanità. Si tratta di rivolte individuali verso una città percepita come matrigna, che diventano un modo di vita. Tra l’altro, una città, vissuta così, ha scarse capacità d’integrazione per il mezzo milione di non italiani d’origine che abita qui, il 12,7% della popolazione (tra cui 100.000 musulmani).

Eppure Roma, in cattivo stato e penalizzante secondo chi la abita, è tanto amata nel mondo e dai turisti. Questi sono aumentati (del 77% dal 2000), nonostante visitare Roma sia più defatigante che vedere Parigi. Qualche flessione ci può essere, ma la capitale conserva un’attrazione e, in tante parti del mondo, resta un mito. Forse i romani amano poco la loro città o rinunciano a sperare in un destino comune, considerandola ormai uno sfondo all’intreccio delle loro esistenze. C’è un grave problema di società civile. Per questo, nonostante la necessità del miglior governo cittadino possibile, non si può guardare solo al Campidoglio, ma anche ai romani. Senza un processo di ricomposizione che riparta dalla società civile, il governo finirà per essere lo specchio dei romani.

Una città come Roma non può vivere senza idee, visioni, aspirazioni condivise. La giunta Raggi entri presto nel vivo dei problemi, com’è suo dovere. Non basta, se però qualcosa non si muove nella società e tra i romani. Lo storico tedesco, Theodor Mommsen, nel 1871, chiedeva preoccupato a Quintino Sella: «Ma che cosa intendete fare a Roma?». E ammoniva la nuova classe dirigente: «a Roma non si sta senza avere dei propositi cosmopoliti». Aveva ragione. Da troppo stiamo a Roma senza propositi cosmopoliti, ma anche con poche idee. Che intendiamo fare di Roma?

http://www.corriere.it/cultura/16_settembre_14/a-roma-servono-idee-a82c8508-79d2-11e6-8c12-dd8263fa3b6d.shtml

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// settembre 13th, 2016 // Commenti disabilitati su A Roma servono idee, visioni e aspirazioni condivise // articoli di giornale

Roma è un grande problema. Non basta trovare un nuovo sindaco per risolverlo. Chiunque sia, non sono possibili magie che cambino in profondità la situazione. Si è infranto da tempo un tessuto civico e politico. La classe dirigente è svanita. Si è creato un “mondo di mezzo”, trasversale, che media tra istituzioni, gente, servizi, denaro… in una logica mafiosa.

I partiti sono finiti (non solo a Roma). Anche le “eccellenze”, presenti in largo numero nella città, vivono spesso in tane protette, più che formare classe dirigente e società civile. Roma è parcellizzata. La gente si sente lontana dalle istituzioni. Basta guardarla dalle periferie, laddove essere romani è un’esperienza labile. Per questo lancio l’idea di una Costituente per Roma. Bisogna ricostituire il senso di un destino comune e di una comunità urbana. Non c’è solo spaesamento personale e politico.

Obiettivamente Roma ha dimensioni eccessive: sette volte Milano come estensione, mentre è la più grande città italiana, una delle più grandi in Europa e il più vasto comune agricolo del continente. C’è bisogna di una riforma, che porti gli amministratori vicino ai cittadini e crei dimensioni vivibili del governo.

Le istituzioni e la burocrazia del Comune vanno radicalmente riformate. Tutto questo non potrà farlo un uomo o una donna nella solitudine insidiosa del Campidoglio, anche se sorretti dal voto. E mi chiedo quanti romani andranno a votare alle prossime elezioni.

Una Costituente può fare ripartire la città, bloccata da un crescente immobilismo. Si può, si deve cominciare presto con chi è disponibile a lavorare per il bene comune. Bisogna ricostruire laboratori di classe dirigente, in cui convergano persone di ogni competenza e orientamento, per disegnare una riforma. Si deve creare una corrente di passione civica e di speranza, perché migliori questa città, così malconcia anche nell’aspetto urbanistico.

Migliorare e non costantemente decadere. Roma è la capitale nazionale. Ospita una Chiesa – con il Papa – a cui un miliardo e 200 milioni di cattolici guardano. È prossimo il Giubileo della misericordia. Ma Roma è ripiegata e senza fiducia nel futuro. La nostra città non può vivere per se stessa e senz’anima. Roma è una città-mondo e bisogna ridarle dignità di fronte al mondo.

Andrea Riccardi su Huffington Post

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// settembre 13th, 2016 // Commenti disabilitati su A Roma servono idee, visioni e aspirazioni condivise // articoli di giornale

Le periferie sono rimaste troppo a lungo fuori dalla porta. Proprio nel tempo in cui Francesco ricorda che bisogna ricominciare da lì. Roma non è mai stata razzista. Bisogna ricostruire il tessuto umano e culturale della periferia.

Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana

Roma è in una grave crisi. Questo è anche un problema per il Paese. La corruzione (bipartisan) fa notizia da giorni. Ci si chiede quale sarà l’ampiezza degli ambienti e il numero delle persone toccati da questa “associazione a delinquere di stampo mafioso”. Una parte della politica romana è stata inquinata. La politica si è rivelata prigioniera d’una bolla, incapace di radicamento vero, permeabile a operazioni che hanno visto agire insieme malavita, politici, burocrati, imprenditori.

Immigrati e periferie

Non sarà facile ricostruire la politica a Roma. Non si tratta di qualche aggiustamento di facciata. La corruzione ha toccato temi delicati: i rifugiati, i rom, le problematiche sociali. Quando si discuteva di questo, giocavano interessi occulti, che nulla avevano a che fare con la realtà. Un membro della cupola ha detto: «Altro che traffico di droga. Non hai idea che guadagno c’è con gli immigrati».

Una parte importante della crisi di Roma sono le periferie. A Tor Sapienza c’è stato un attacco d’un gruppo violento a un centro per rifugiati. È un atto della strategia della tensione nelle periferie e di altri processi oscuri. A Tor Sapienza i cittadini non ce la fanno più. Ma il motivo è un altro: non i rifugiati, ma la mancanza di lavoro, le scarse corse dell’autobus, i pochi negozi, il traffico di droga, la poca illuminazione… È il degrado della periferia romana su cui non si investe. Non è storia di qualche mese, ma di qualche anno.

Roma non è mai stata razzista. Il problema è che la città sta divenendo “liquida”, senza soggetti, comunità, corpi intermedi in periferia.

Bisogna ricostruire il tessuto umano e culturale della periferia. Ci vuole una grande iniziativa per una rinascita di Roma che coinvolga le periferie. Quest’anno ricorrevano i quarant’anni dal grande convegno sui “mali di Roma” voluto nel 1974 dal cardinale Poletti.
Emerse il sogno di una città inclusiva delle periferie. Le periferie sono rimaste troppo a lungo fuori dalla porta. Proprio nel tempo in cui papa Francesco ricorda che bisogna ricominciare da lì. Se non si riparte dalle periferie di Roma, ogni operazione resterà estranea alla vita dei romani.

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Nel grattacielo orizzontale più lungo d’Europa, un chilometro di lunghezza per nove piani di altezza, vivono 8mila romani

ROMA – «Abbattere Corviale!» Slogan niente male, pronipote diretto di quel Futurismo che partì da un Manifesto esaltante («canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche…» eccetera). Ma, come qualsiasi gesto destinato a colpire facilmente l’immaginazione proponendo un mondo lontano dalla realtà, l’abbattimento di Corviale resta ciò che abbiamo detto: uno slogan. Nient’altro.

Con l’aggravante che quel grido e quel punto esclamativo, richiamati dall’assessore Teodoro Buontempo già al momento del suo insediamento alla Pisana, quindi sin dall’inizio della giunta Polverini, hanno (volutamente?) distolto l’attenzione, e probabilmente molti fondi, da ciò che è più lontano dalla semplificazione di uno slogan: un progetto di riqualificazione, un piano di ripensamento. Operazione che affonda le sue radici nella realtà.

Prospettiva che dunque richiede lavoro, attenzione, capacità di interrogarsi e di analizzare. Di saper finanziare il giusto. Molto faticoso. Altro che Futurismo minore. Perché Corviale non è un’astrazione ma la complessa concretezza della vita di ottomila romani che abitano nel grattacielo orizzontale più lungo d’Europa, un chilometro di lunghezza per nove piani di altezza.

Continua a leggere sul Corriere della Sera, 29/10/2012

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// settembre 13th, 2016 // Commenti disabilitati su A Roma servono idee, visioni e aspirazioni condivise // articoli di giornale

Passati in rassegna i problemi più rilevanti di un territorio popolato quanto il comune di Reggio Emilia

Riportiamo l’intervista gentilmente rilasciata da Gianni Paris, Presidente del XV municipio al suo ultimo mandato.
 
Il Municipio XV è popolato quanto il comune di Reggio Emilia. Quartieri come la Magliana, il Trullo o Corviale  nell’immaginario collettivo sono considerati quartieri  poco sicuri.  Si tratta di pregiudizi fondati o di leggende metropolitane?
 
Assolutamente la seconda. Anzitutto sono quartieri popolari densamente abitati. In questo senso Corviale rappresenta davvero un “unicum” a livello nazionale. Quartieri che non meritano l’immagine che il resto della città  e del paese ha di loro; pagano il prezzo di un pregiudizio dovuto a fatti che con essi non hanno mai avuto niente a che fare (si veda la banda della Magliana) ma ha che tuttavia hanno segnato un’etichetta. Si tratta di quartieri popolari che, invece, dimostrano una grande umanità, una grande capacità di autorganizzazione, di lotta sulle questioni civili e ciò che hanno ottenuto è frutto dell’impegno collettivo, dell’organizzazione delle proteste; quartieri che, anzi, nel tempo hanno acquisito gli anticorpi per le zone vicine della città in cui certi fenomeni sono diffusi. In questi anni, per ribaltare questa idea, io ho lavorato molto puntando su due aspetti fondamentali: lo spirito identitario e il senso di appartenenza. Perché più ci si sente orgogliosi del quartiere che si abita e più lo si rappresenta e si vive meglio.
Alla Magliana è stata realizzata una possente opera di riqualificazione. In primo luogo operando sull’elemento centrale, vale a dire con la realizzazione della piazza dove, per miracolo, tra tanti palazzoni era rimasto uno spazio vuoto; una piazza faticosa perché si è trattato di eliminare 300 posti auto in una zona dove non ci sono garage e che  presenta una densità importante con i suoi di 30 mila abitanti. Una  piazza, la piazza Fabrizio De Andrè, che è diventata luogo umano e di incontro (uno spazio di cui tutti i quartieri non centrali avrebbero bisogno) e che oggi è stracolma di persone che la vive in tutte le sue forme e consente lo svolgersi di numerose iniziative di  tipo sociale, culturale, sportivo e ricreativo. Il fatto di averla intitolata a Fabrizio De Andrè  ci ha consentito, dall’anno successivo, di organizzare il Premio dedicato al cantautore scomparso: un evento importante anche a livello nazionale (unico Premio ufficiale dedicato a De Andrè), con la presenza in giuria di Dori Ghezzi. Inoltre, abbiamo istituito una scuola di musica, realizzato la fermata metro FR1 Fiumicino-Fara Sabina, aperto due nuovi  asili nido, recuperato notevoli spazi di verde per i cittadini. Tutte cose importanti per far parlare della Magliana in modo diverso dai giornali e dall’opinione pubblica
 Analoga cosa è stata fatta a Corviale, dove la proprietà del palazzone non è del Municipio ma della Regione. Un quartiere che abbiamo fatto uscire da quell’isolamento culturale e simbolico che gravava su di esso realizzandogli attorno la sede del Municipio col suo Consiglio municipale, l’ufficio tecnico e l’ufficio anagrafico, il gruppo dei vigili urbani, un impianto di rugby, una grande biblioteca, un centro di formazione professionale. Tutte decisioni che hanno conferito al quartiere una grande importanza e costretto negli anni la popolazione a recarsi lì per sbrigare una pratica, scoprendo un quartiere diverso da quello raccontato e mettendo in pista una contaminazione positiva che oggi, anche di Corviale, fa parlare in altro modo. Riguardo al giudizio estetico sul palazzone non sta alla politica stabilire se un palazzo è bello o brutto: la politica deve occuparsi delle ricadute sociali che, eventualmente, quel tipo di gesto architettonico produce.
 
Il problema della sicurezza è stato percepito a lungo come fenomeno legato alla microcriminalità causando colpevoli ritardi nella lotta alla grande criminalità e alle mafie che inquinano libero mercato e concorrenza. Ci sono sul territorio presenze riconducibili a tali fenomeni? Quali sono le iniziative di contrasto che, nel caso, può assumere il Municipio? 
 
Un terreno molto delicato quello della sicurezza. Il nostro sindaco ha vinto le elezioni puntando  sul terrorismo psicologico e politico, rappresentando una città sull’orlo del baratro. Promettendo agli elettori grandi interventi di carattere risolutivo ha voluto infondere sensazioni di maggior sicurezza, la cosiddetta sicurezza percepita rispetto a quella reale. Mi pare che ci troviamo di fronte a un clamoroso fallimento della sua politica, non solo perché Alemanno non aveva gli strumenti necessari, ma perché aveva dato del fenomeno una lettura distorta. Roma, nonostante tutto, rimane la città più sicura tra le grandi capitali europee. Sembra chiaro come il sindaco abbia tradito in pieno la fiducia che gli elettori gli avevano dato. Io penso che il fenomeno sicurezza vada affrontato tenendo distinte le funzioni e le responsabilità: le forze dell’ordine, anche se in accordo con la politica devono garantire sistemi di sicurezza legati alle loro funzioni; poi, alla politica spetta un altro compito, che non è quello di dire al prefetto dove  mandare i cellulari, ma operare nei quartieri per creare quelle condizioni di sicurezza preventiva che contrastano l’affermarsi di situazioni di insicurezza. Ciò attraverso l’attivazione di servizi, punti d’incontro, illuminazione delle strade, attraverso le presenze organizzate dei cittadini. Perché laddove si partecipa la sicurezza è sempre maggiore; se si rimane rinchiusi dentro casa la sicurezza, in qualche modo (sia la sicurezza reale che quella percepita), viene meno. Neppure su questo l’Amministrazione non ha fatto nulla di sensato. Nel mio Municipio, in questi anni, se pensiamo al Trullo, l’unica risposta data all’incendio del bar dei romeni (una risposta qualificante per quel quartiere) è stata proprio quella del Municipio, con l’attivazione di un centro giovanile di aggregazione. Abbiamo fatto una cosa simile a Corviale e alla Magliana, aggredendo queste situazioni delicate con gli strumenti della politica. Ma siamo stati soli, nessuno ha investito un euro per contrastare eventuali fenomeni di degrado. Se poi pensiamo alla questione dei campi nomadi, siamo di fronte a una vera tragedia. Noi avevamo in via Candoni  il miglior campo nomadi della capitale al quale, tra l’altro, ha fatto visita anche il presidente della repubblica romeno di passaggio a Roma. Il Campidoglio ha pensato  bene di chiudere Casilino 900 e di trasferire, senza preavviso nè organizzazione, una quota di quei rom nel campo di via Candoni. Sommandoli ha creato una situazione di ingestibilità, con la presenza di centinaia di persone in più rispetto a quelle previste, sciupando un clima di distensione e mandando all’aria un accordo che funzionava davvero. Tutto ciò, oltre al pullulare di insediamenti abusivi e spontanei nel territorio, triplicati rispetto al 2008 e di fronte ai quali non si riesce a fare nulla, se non attuare sporadici interventi di sgombero senza prospettive che fanno spendere risorse importanti, tra cui le decine di milioni che la comunità europea ha messo a disposizione della città,  per risolverlo, il problema, non per spostarlo da un’altra parte.
 
Si  dice che una delle grandi insidie per le cosiddette “nuove povertà” è rappresentata  dall’usura, fenomeno che non colpisce solo la persona ma l’intero tessuto economico. Esistono sportelli antiusura nel Municipio XV?
 
Abbiamo costruito una rete di commercianti organizzati, con i quali abbiamo un dialogo costante, e abbiamo spinto altri ad organizzarsi, in modo da rappresentare un unico soggetto con cui dialogare. Nessuna richiesta di questo tipo è finora è venuta da loro. Il fenomeno comunque c’è e noi cerchiamo di contrastarlo con una serie di iniziative, soprattutto nella zona Marconi, che mirano a non farli sentire soli. Anche per dare il segnale, a chi pensa di utilizzare l’usura come strumento di arricchimento, che dietro quel commercio c’è un’ istituzione.
Questa domanda,  alla quale ha già parzialmente risposto, si ricollega alla prima. Risulta che in alcuni quartieri del Municipio sia in atto un positivo fermento socio-culturale e sportivo promosso dalla società civile (operatori, associazioni, comitati) per la riqualificazione  e il  miglioramento della qualità della vita nel territorio. Quale ruolo svolgono (o hanno svolto) le istituzioni, e quindi il Municipio, per favorire e sostenere tali tendenze.
 
Sì, un po’ le cose dette prima… Oltre alla puntualità con la quale siamo presenti alle sollecitazioni che ci vengono dall’associazionismo, noi garantiamo tre istituzioni di alto livello. Il teatro del Municipio, l’Arvalia, nato per richiamare l’attenzione su un territorio che si organizza per produrre un’offerta culturale di alta qualità, con un cartellone molto interessante  e che da anni ce la mette tutta per non sopperire alle difficoltà strutturali; l’apertura di una scuola musicale, in cui vengono praticati prezzi, davvero popolari, che riescono a mantenere l’eccellenza della docenze; uno spazio museale e convegnistico come il Mitreo. Tre iniziative che la dicono lunga su come il Municipio intende la politica culturale. Più che spendere su cose effimere, magari di bell’impatto ma che la mattina dopo ci lasciano solo lattine vuote e cartacce per terra e ognuno rimane privo di quelle opportunità di crescita culturale, sportiva, musicale, noi abbiamo preferito investire su qualcosa di strutturale, che resta e dà i suoi frutti nel tempo.
 
Il nuovo Piano Regolatore prevede uno sviluppo urbanistico importante nel suo Municipio. Crede che tale scelta sia compatibile con uno sviluppo sostenibile, con la tutela del territorio adeguatamente infrastrutturato per accogliere i nuovi previsti insediamenti?
 
Il  Piano Regolatore è nato in anni in cui il Municipio aveva voce in capitolo e le sue posizioni, in Campidoglio, venivano ascoltate. Quindi, quel Piano Regolatore è anche il frutto della nostra elaborazione. Noi siamo stati il Municipio che ha prodotto emendamenti che per il loro numero rappresentano più della metà degli emendamenti complessivi. Devo dire che abbiamo veramente studiato, scandagliato il territorio, sia per capire dove c’erano i margini per maggiori insediamenti o dove un nuovo insediamento avrebbe rappresentato una chance per i vecchi, magari abusivi; sia  in termini di servizi che in termini infrastrutturali.
Abbiamo votato la variante delle certezze, che ha fatte salve vaste aree di verde, e  potuto imporre la strategia di una mobilità sostenibile attraverso il nostro Piano Regolatore  della ciclabilità.
Io sono dell’idea che Piano Regolatore regola e nel regolare dà sì, all’imprenditore e ai privati, la possibilità di crescere, produrre nuovi beni e nuova ricchezza, ma se l’Amministrazione non mette in campo una sapiente opera di contrattazione o di finanziamento di servizi e infrastrutture adeguate a sostenere quello sviluppo, tutto salta in aria. E’ vero che nel Municipio arriveranno cubature importanti. E noi, tra l’altro, ci siamo fatti carico anche della “compensazione” di Tor Marancia: una decisione “subìta” ma accettata responsabilmente perché oggi il parco di Tor Marancia si può fare. Però, se poi vengono tradite le aspettative ci troveremo costretti di nuovo a fare proteste, a organizzare i cittadini, a raccogliere quello che non va.
 
Qual è la posizione del Presidente e della sua Giunta rispetto alla proposta del governo Monti di eliminare i compensi per le cariche municipali dalla prossima consigliatura?  E’ in atto nel Municipio un’azione diretta alla riduzione dei “suoi” costi della politica?
 
Ciò non è più vero perché l’emendamento fatto elimina anche per la prossima legislatura questa possibilità. Ho ritenuto sacrosanto (e lo riterrò nel futuro) fare un’opera di dissuasione laddove, paradossalmente, davanti a costi e sprechi della politica coloro che venivano colpiti erano proprio quelli che lavoravano dalla mattina alla sera sul territorio di cui sono espressione, per sanarne i conflitti e i ritardi. L’essere considerati la casta del paese faceva davvero male, per cui è questione di dignità, non di economia, e soprattutto è questione  legata alla considerazione che la politica deve avere dello sviluppo della città. Perché azzerare i compensi significava azzerare il decentramento. Questa giunta pensa e agisce in modo incoerente. Se pensa che Roma deve essere gestita dal centro e non può essere gestita da Municipi che forniscono solo carte d’identità, sarebbe errore clamoroso, che si tratti di Municipi di centro destra o di centro sinistra L’unica strada prevedibile per sanare i gravi ritardi di  Roma nella sua organizzazione è uno spinto decentramento. Se  si crede di lavorare sui tagli andando a colpire la base, come al solito si fa un grave errore. Dopodiché, se ci fosse stato un ragionamento complessivo, dal Presidente della Repubblica all’ultimo dei consiglieri, ognuno avrebbe fatto la sua parte, sapendo di stare dentro una politica di risparmi condivisa. Il Municipio fa la sua parte. Noi siamo un municipio virtuoso, che fa un uso equilibrato d tutte le risorse assegnate: non rimandiamo mai indietro un euro in economia; da anni abbiamo il tetto fotovoltaico su l’impianto pubblico più grande di Roma; abbiamo lavorato per creare sistemi di recupero dei crediti, senza fare cose straordinarie, ma che però hanno prodotto dei risparmi e quindi un arricchimento consistente per la popolazione durante questi anni.
 
Lei, secondo la legge, non essendo più rieleggibile, ha già annunciato che si candiderà a ricoprire la carica di consigliere nella prossima Assemblea capitolina. Quanto è importante per un Municipio avere un referente in Campidoglio? Vista la sua esperienza quali suggerimenti darebbe al prossimo candidato a presidente del centro sinistra che verrà presentato nel XV Municipio?
 
E’ stata un’esperienza faticosa ma appassionante, avvincente, colma di soddisfazioni. Ma tutto il patrimonio di questa esperienza lunga e profonda sono pronto a considerarlo non sufficiente per far bene anche in Campidoglio. A chi mi succederà raccomando soprattutto una grande, grande passione: senza passione questo lavoro così faticoso non si fa; di saper leggere dall’alto le dinamiche di trasformazione del territorio; di avere un’idea di città quando si amministra una città come il XV municipio, e quindi di non accontentarsi mai; di primeggiare negli interventi di modernizzazione e sperimentazione. Solo così una città come Roma va avanti,  solo quando si cerca di guardare oltre la linea dell’orizzonte.
Ritiene che i candidati alla presidenza del Municipio, almeno quelli  del centro sinistra, debbano essere scelti attraverso le “primarie”?
Per le cariche istituzionali le “primarie” sono il giusto strumento, purché non se ne esasperi il significato. Penso che il centro sinistra dovrebbe dar vita a “primarie” anche nel Municipio: “primarie” serie, condivise, che non siano luogo di conflittualità ma di arricchimento per tutti.
Dopo 15 anni di governo del Municipio che lettera scriverà ai cittadini  per salutarli?
Innanzitutto scriverei un arrivederci, non un addio. Se ci saranno le condizioni per svolgere un ruolo in Campidoglio continuerò ad occuparmi del territorio perché  è il mio territorio, ne sono figlio, lo abito, ne sono affezionato. L’appello che mi sento di fare è di non sprecare quello che è stato fatto, anche se molto c’è ancora da fare; soprattutto di non perdere di vista la nuova caratura che ha assunto in questi anni il Municipio, anche grazie a un’opera di marketing territoriale. Faccio due esempi: la nuova sede della Fiera di Roma e il Teatro India. Per la sua posizione strategica, ospitando l’asse più importante che è la Roma-Fiumicino, il Municipio XV è stato capace di attirare grandi investimenti. In questi anni, quando si pensava che con lo sdo Roma si dovesse sviluppare a est,  noi abbiamo imposto alla città un radicale cambiamento di posizione, affermando che il collegamento con il mare e l’aeroporto non poteva considerarsi secondario.  Il nostro  lavoro è stato premiato e ora questa nuova caratura del Municipio è patrimonio di tutti, sia per chi siede in Consiglio che per coloro che lo abitano e lo vivono. E dobbiamo lavorare tutti insieme affinché questo patrimonio non vada dissolto.
da abitarearoma.net, 28/01/2012
di Alvaro Colombi

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A Roma servono idee, visioni e aspirazioni condivise

// settembre 13th, 2016 // Commenti disabilitati su A Roma servono idee, visioni e aspirazioni condivise // articoli di giornale

(AGENPARL) – Roma, 21 nov – “A riprese certe e cicliche si torna a parlare di Corviale nei modi e nei termini che, personalmente, non mi piacciono. Non mi piace il metodo di dover passare sopra la testa dei residenti, mai interpellati ufficialmente, ma sulle teste dei quali vengono spesi fiumi di dichiarazioni a mezzo stampa. Io mi auguro che Corviale, per il momento, possa essere gestita attraverso le sue forme ordinarie e mi auguro che rispetto alla gestione degli spazi antistanti, con la prossima apertura del Framer’s Market denttro i locali di una struttura molto ben organizzata, potremo avere una nuova centralità commerciale fatta di prodotti di un’agricoltura di qualità “. Lo dichiara in una nota Marco Palma, consigliere Pdl di Roma Capitale. “Per il resto invito la politica che ha competenza su Corviale a voler realizzare, ad esempio, le verticalizzazioni: sarebbe il primo passo verso una progressiva normalizzazione. E’ chiaro che se a Corviale non c’è neanche un’edicola mi pare difficile avviare opere di demolizione e ricostruzione. Oggettivamente non è possibile continuare con il sistema del regalo delle cubature che mi pare poco etico e soprattutto privo di idee nuove a vantaggio dei soliti noti”.

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// settembre 13th, 2016 // Commenti disabilitati su A Roma servono idee, visioni e aspirazioni condivise // articoli di giornale

(Adnkronos) – In sostanza, continua Buontempo, ”pur ribadendo che faremo fino in fondo il nostro dovere per ottemperare agli atti dovuti, non possiamo non rilevare che e’ quanto meno inquietante pensare che gli spazi del quarto piano di Corviale, che secondo il progettista dovevano essere al servizio della comunita’, sono stati sottratti a tutti gli altri cittadini che abitano a Corviale nella piu’ assoluta impunita’”.

“Proprio questi cittadini sarebbero costretti a subire la beffa di non vedere soddisfatti i loro diritti e vedere, invece, la pubblica amministrazione spendere circa 7 milioni di euro per far diventare abitazioni da assegnare agli occupanti abusivi quegli spazi che invece dovevano rimanere liberi”, precisa.

”Il confronto e’ aperto – conclude Buontempo – come assessore regionale sono disponibile a tutti gli incontri possibili, ma sono altresi’ determinato a ‘non dare spago’ a coloro che Corviale lo hanno voluto, lo hanno fatto costruire con una tipologia edilizia che e’ una vera e propria vergogna per Roma, a coloro che Corviale non hanno invece saputo gestire e che oggi, approfittando di una politica debole, vorrebbero utilizzare per cercare un improbabile consenso elettorale, senza dare risposta ai seguenti quesiti: chi abita in quegli appartamenti chiusi, che neanche le forze dell’ordine hanno potuto aprire? Dove verrebbero collocate le 120 famiglie occupanti abusive del quarto piano durante il periodo dei lavori da svolgere? Chi garantisce che, mentre si fanno i lavori, quegli appartamenti non vengono occupati di nuovo? Chi garantisce che il censimento sia stato fatto sugli abitanti reali del quarto piano?”.

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo
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Non so se siete al corrente delle rimostranze che da anni molti Cittadini e Tecnici stanno elevando nei confronti delle nostre amministrazioni pubbliche per lo sperpero di denaro perpetrato con la costruzione della “ipertrofica linea di metropolitana” che risponde al nome di “Metro C” (una linea dal costo assurdo, dalle dimensioni di una metropolitana pesante e dalle prestazioni di una metropolitana leggera).
“Essendo la coperta corta” (ovvero, essendoci poche risorse in circolazione) credo che purtroppo la Regione, scegliendo di finanziare quell’opera, abbia dovuto “scaricarvi”. Colgo perciò l’occasione per coinvolgerVi nella lotta per una Metro C economicamente sostenibile e per il recupero di gran parte dei fondi destinati a quell’opera al fine di utilizzarli nella riqualificazione del Corviale.
 
Se desiderate documentarVi in merito alla Metro C, potete leggere quanto riportato nelle recenti notizie di cui ai link che seguono:
 
La linea C arriverà fino al Colosseo – Dalla Regione i fondi per la tratta T3

Metro C, sindacati: “Regione ferma i lavori”
http://www.eur.roma.it/news.php?news=3618&cat=9&arch=1

Alemanno come Rutelli?
http://www.eur.roma.it/news.php?news=3496&cat=9&arch=1

Oggi trasmissione radio su Metro B1 e C
 
Ora la Corte dei conti è informata. Quando ci farà sapere?

Metro C, le precisazioni del Prof. Tamburrino
http://www.eur.roma.it/news.php?news=3289&cat=9&arch=1&limit=5

  
Se poi desiderate leggere tutte le notizie che si sono rincorse sull’argomento in questi ultimi anni, potete andare al link http://www.eur.roma.it/news.php?cat=9&arch=1.
 
Cordialmente,
Ing. Paolo Ercolani

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A Roma servono idee, visioni e aspirazioni condivise

// settembre 13th, 2016 // Commenti disabilitati su A Roma servono idee, visioni e aspirazioni condivise // articoli di giornale

Gli abitanti del Serpentone denunciano:«Dopo anni di attese erano disponibili 23 milioni ma è tutto fermo»

ROMA – Hanno attaccato diecimila manifesti con scritto: «Giunta Polverini, 18 mesi contro Corviale». E ancora: «I 23 milioni di euro devono essere spesi subito». È attorno a questa cifra, infatti, che si svolge l’ultima battaglia per la riqualificazione del mega-edificio sulla Portuense. Il 7 novembre i vari comitati – Comitato inquilini di Corviale, Corviale domani e Comitato di quartiere Magliana-Arvalia – hanno occupato la sede dell’ Ater, e l’8 novembre sono «in attesa di avere la convocazione ufficiale da parte di Rodolfo Gigli, presidente della commissione casa della Regione Lazio, che deve avvenire quanto prima» afferma Pino Galeota del coordinamento «Corviale domani». ANNI DI ATTESE – «Abbiamo occupato la presidenza dell’Istituto delle case popolari perché dopo anni erano finalmente disponibili questi fondi per la riqualificazione dell’edificio: ma a distanza di 18 mesi nessun intervento è iniziato – spiega Galeota – I ritardi e i silenzi, non attivando i lavori di ristrutturazione già finanziati ed approvati, sono atti criminosi perché danneggiano la nostra collettività in questo momento di grave crisi economica, lavori che significano riqualificazione del palazzo Ater di Corviale, sicurezza per i residenti, occupazione per i lavoratori e redditi per le imprese. Adesso prendiamo atto che la situazione è stata affrontata dal Commissario Ater Bruno Prestagiovanni. Finalmente c’è un luogo istituzionale dove poterci confrontare e verificare le assunzioni di responsabilità che spettano sia alle forze politiche regionali, le quali auspichiamo battano un colpo, che alle istituzioni, Presidente Polverini in primis».

Continua a leggere sul Corriere della Sera, 08/11/2011

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A Roma servono idee, visioni e aspirazioni condivise

// settembre 13th, 2016 // Commenti disabilitati su A Roma servono idee, visioni e aspirazioni condivise // articoli di giornale

(AGENPARL) – Roma, 13 set – Il 23 e 24 settembre, presso l’Auditorium dell’Ara Pacis Augustae, a Roma, si svolgerà il convegno internazionale “Roma rinasce dalla periferia. La città dell’uomo dopo la città del cemento”. L’evento, organizzato dall’Assessorato alle Politiche per la Casa della Regione Lazio, pone l’accento sul problema sociale presente nelle periferie degradate delle grandi città, rilanciando una nuova idea di edilizia residenziale pubblica che renda gli alloggi destinati ad accogliere i soggetti meno abbienti più adeguati alle esigenze umane di chi vi è ospitato. Il convegno, in particolare, si concentrerà sull’attuale situazione del quartiere di Corviale e dell’intera periferia romana e sulle possibili soluzioni di riqualificazione urbanistica. Saranno illustrati, al riguardo, diversi progetti elaborati da esperti del settore e presentate le modalità, i tempi e i costi di un eventuale intervento di “rinascita” di Corviale, per dotarlo di spazi verdi, servizi e abitazioni “a misura d’uomo”